Regime forfettario: cosa cambia rispetto ai Minimi

di Redazione Commenta

Da alcuni anni nel nostro Paese è possibile aprire una partita IVA aziendale approfittando di particolari regimi fiscali. Si tratta di regimi dedicati a chi ha una piccola attività, il cui fatturato non supera un limite stabilito dallo Stato. Fino al 2016 tale possibilità era data dal cosiddetto Regime dei Minimi, attivabile da chiunque aprisse un’attività aziendale per la prima volta e aveva una durata massima di 5 anni, o fino al compimento dei 35 da parte del titolare della Partita IVA. Oggi le cose sono cambiate, con il nuovo Regime Forfettario. Alcune modifiche sono state fatte per rendere questo tipo di regime fiscale meglio utilizzabile nella realtà italiana; la prima versione di tale regime fiscale risale al 2015, anche se in realtà tale possibilità è attiva solo dal 2016.

Come funziona
Il regime forfettario è una possibilità di gestione delle ritenute fiscali in modo semplificato, dedicata a coloro che aprono una piccola azienda o una qualsiasi attività di libera professione. Per poter accedere a questo regime, detto di vantaggio, è necessario che l’azienda non superi un dato fatturato loro, pari a 30.000 euro lordi per i liberi professionisti, che aumentano di 10.000 euro per le piccole e medie imprese. Non esistono più requisiti correlati all’età e neppure la decadenza del regime forfettario allo scadere dei 5 anni dalla sua applicazione: chi mantiene i requisiti che riguardano il tetto di fatturato può rimanere in questo regime di vantaggio per tutto il tempo che ritiene utile alla sua impresa. Chi ad oggi può ancora godere del regime dei Minimi potrà mantenerlo fino al suo scadere naturale.

Quante tasse si pagano
Chi ha una qualsiasi azienda sa che in Italia gli obblighi fiscali sono numerosi, a volte difficili da comprendere, tanto che è necessario affidare questo tipo di oneri ad un collaboratore esterno, o a personale interno all’azienda che se ne occupi. Con il Regime Forfettario questo elemento problematico viene meno, in quanto si ottiene l’esenzione da qualsiasi tipo di tassa non correlata all’IRPEF: Irap, IVA, ritenuta d’acconto. Questo perché si è sottoposti ad un’imposta forfettaria, da cui il nome del regime, pari al 15% di quanto fatturato e incassato (importante novità rispetto ai regimi precedenti) nel periodo d’imposta dell’anno precedente al versamento. Per le startup per i primi 3 anni l’aliquota scende al 10%. Le aziende sottoposte al regime forfettario non sono sottoposte agli studi di settore e possono avere dipendenti, purché non sostengano per essi spere lorde superiori a 5.000 euro. Possono avviare un’attività in regime forfettario anche i dipendenti e i pensionati, purché non superino il tetto di ricavi di 30.000 euro.

Ulteriori requisiti
Per poter accedere al regime forfettario è necessario anche sottostare ad ulteriori requisiti, non solo quelli che riguardano il fatturato massimo aziendale. Il costo loro dell’ammortamento per i beni strumentali dell’azienda non deve essere superiore ai 20.000 euro. Entrano in tale cifra tutti i beni in locazione finanziaria, eventuali noleggi in comodato, beni promiscui di proprietà dell’impresa, beni immobili acquistati dall’azienda.

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