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Approfondiamo i lavori a rischio con l’Intelligenza Artificiale nel 2026

Una panoramica doverosa per quanto concerne il tema dei lavori a rischio con l'Intelligenza Artificiale

Cosa sappiamo sui lavori a rischio con l’Intelligenza Artificiale? Lo sviluppo dell’intelligenza artificiale e il suo impatto sul mercato del lavoro rimangono al centro di un acceso dibattito. Per fare chiarezza, l’US Bureau of Labor Statistics (BLS) ha condotto un’analisi per comprendere quali professioni rischino di subire le trasformazioni più profonde e quali, al contrario, tendano a mostrare una maggiore stabilità.

lavori a rischio con l’Intelligenza Artificiale

I dettagli sui lavori a rischio con l’Intelligenza Artificiale

Molti lavoratori temono infatti che l’approdo dell’intelligenza artificiale anche in contesti lavorativi possa sostituire le mansioni che da anni sono sempre state svolte dall’uomo. La ricerca ha stilato una classificazione basata sul “punteggio di esposizione all’IA”, che misura la corrispondenza tra le capacità attuali dei modelli tecnologici e le singole mansioni umane. Il BLS ha così suddiviso i mestieri in quattro fasce, da una “bassa” a una “molto elevata” esposizione relativa.

All’estremo inferiore figurano le occupazioni caratterizzate da attività che i modelli linguistici e gli algoritmi non riescono a replicare. Tra queste spicca la sanità, grazie alla centralità dell’intervento umano diretto: chirurghi, anestesisti, fisioterapisti, optometristi, infermieri e igienisti dentali richiedono competenze cliniche e pratiche non automatizzabili.

Analogamente, mostrano un’esposizione ridotta i lavori basati sulla manualità, sul lavoro da campo o sul contatto interpersonale immediato, come camerieri, baristi, meccanici, estetisti, lavoratori dell’agricoltura e pescatori. Sul fronte opposto, tra le professioni con un livello di esposizione “molto elevato”, compaiono ruoli prevalentemente intellettuali, analitici e gestionali.

È il caso di sviluppatori di software, programmatori, data scientist, specialisti di supporto tecnico, analisti, commercialisti, manager finanziari, responsabili marketing e professionisti delle risorse umane. In questi settori, una porzione significativa dei processi quotidiani può già essere supportata o completata con successo dagli strumenti di IA. Sono quindi le figure professionali che possono maggiormente rischiare di essere sostituite proprio dall’intelligenza artificiale, seppur al momento sembra essere un’ipotesi molto remota.

Il BLS sottolinea tuttavia che un punteggio elevato non equivale a una condanna alla disoccupazione. L’indice misura l’intersezione tra mansioni e tecnologia, ma non rappresenta una previsione sulla riduzione dei posti di lavoro, sul calo dei salari o sulla reale probabilità di sostituzione automatica. Allo stesso modo, un’esposizione bassa non garantisce un’immunità totale dai futuri mutamenti tecnologici.

Inoltre, l’analisi non distingue se l’impatto si tradurrà in una pura automazione o in un semplice potenziamento delle abilità umane. In prospettiva verso il 2035, molte delle professioni altamente esposte mostrano persino stime di crescita occupazionale. La tecnologia non determinerà necessariamente la scomparsa di questi mestieri, ma ne ridefinirà radicalmente le modalità di esecuzione, trasformando i lavoratori da esecutori a supervisori di sistemi intelligenti.