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In aumento le malattie a lavoro: le cause dietro questo trend

Pare siano in aumento le malattie a lavoro, al punto che recenti studi avrebbero provato ad individuare le cause dietro questo trend di cui forse si parla troppo poco. Il panorama del lavoro contemporaneo sta attraversando una metamorfosi profonda che ridefinisce non solo i processi produttivi, ma anche l’impatto della professione sulla salute psicofisica delle persone.

malattie a lavoro

Cosa innesca l’aumento di richieste per le malattie a lavoro

Secondo il recente studio “Salute e benessere nella trasformazione del lavoro: evoluzione dei rischi e nuove sfide”, curato dalla Fondazione Studi Consulenti del Lavoro su dati Inail ed Eurofound, si assiste a un paradosso epocale. Se da un lato gli infortuni tradizionali registrano una contrazione del 10,5% nell’arco dell’ultimo decennio, dall’altro esplodono le patologie legate al logorio prolungato, con un incremento delle denunce per malattie professionali del 54% (balzate da 57 mila a oltre 88 mila episodi tra il 2014 e il 2024).

I rischi occupazionali hanno dunque cambiato natura, spostandosi dalla sfera prevalentemente fisica a quella mentale ed emotiva. Oggi l’insidia maggiore non è più solo l’incidente immediato, ma l’usura costante provocata da ritmi pressanti, una reperibilità digitale senza interruzioni e obiettivi aziendali sempre più stringenti. Questa perenne tensione rende complesso il bilanciamento tra impegni privati e doveri d’ufficio. I dati descrivono una vera e propria emergenza somatica e psicologica: il 90% della forza lavoro riferisce di terminare la giornata in uno stato di totale sfinimento, più dell’82% sperimenta sintomi evidenti di stress e circa la metà degli occupati lamenta alterazioni croniche del sonno.

A peggiorare il quadro interviene una percezione diffusa di alienazione e scarso coinvolgimento. Meno del 40% dei dipendenti sente di avere voce in capitolo sulle scelte che riguardano le proprie mansioni, e appena il 30,8% viene integrato nei percorsi di ottimizzazione dei flussi aziendali. Questo isolamento operativo si traduce, per il 13,7% degli intervistati, in un profondo senso di solitudine professionale, privo di reti di supporto o riconoscimento del merito.

Infine, l’indagine mette in luce una marcata asimmetria di genere. Le donne risultano le più esposte alle conseguenze di questo modello lavorativo iperconnesso e pressante, dichiarando livelli di stress nettamente superiori rispetto ai colleghi uomini (86,4% contro l’80%) e manifestando una incidenza più severa di disturbi legati al riposo notturno. Emerge quindi la necessità urgente di ridefinire il concetto di sicurezza sul lavoro, integrando misure concrete per la tutela psicologica e il benessere organizzativo.

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