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Presunte differenze tra WhatsApp e app Signal per chi ci lavora: è bufala sulla privacy

Da almeno 24 mesi si parla con insistenza della possibilità di abbandonare WhatsApp per passare a Signal. Tutto nasce da un video diventato virale su Facebook, con cui si suggerisce di portare a termine questo step nel più breve tempo possibile, a causa degli ormai storici termini sulla privacy della nota applicazione che sono entrati in vigore a partire anni fa. Nonostante anche nei nostri articoli del fine settimana abbiamo provato a gettare acqua sul fuoco, dilaga ancora oggi 20 marzo cattiva informazione sulla vicenda.

differenze tra WhatsApp e app Signal

Non ci sono differenze tra WhatsApp e app Signal sulla questione privacy

Qual è l’errore di fondo che troviamo nel video in cui si suggerisce di passare da WhatsApp a Signal? In termini crittografia end-to-end delle nostre conversazioni, non ci sono differenze sostanziali, così come è importante evidenziare ancora una volta che l’aggiornamento sui nuovi termini per la privacy di cui si parla tanto ad inizio 2021 non prevede alcun cambiamento per gli utenti europei. La conferma è arrivata anche da fonti interne a WhatsApp ed il concetto in questione deve essere chiaro a tutti, affinché ci si muova in piena consapevolezza.

Diverse fonti hanno provato a chiarire i suddetti concetti. In merito al possibile passaggio da WhatsApp a Signal, però, siamo al cospetto di un video dove vengono fornite informazioni troppo superficiali agli utenti italiani, come è stato evidenziato da AndroidUp. Giusto aprire la propria mente anche ad altre app di messaggistica istantanea, con le quali potreste vedere soddisfatte alcune vostre necessità alle quali altre piattaforme note al grande pubblico fino ad oggi non hanno prestato la giusta attenzione, ma è altrettanto necessario che lo si faccia bene informati sulla questione privacy e sicurezza.

Alla luce dei tanti contenuti che girano in questi giorni sul potenziale passaggio da WhatsApp a Signal, credo che verranno a galla ulteriori comunicazioni ufficiali anche in futuro per il pubblico europeo.

Sebbene condividano la crittografia end-to-end basata sullo stesso protocollo, WhatsApp e Signal interpretano la privacy in modi opposti. WhatsApp, di proprietà di Meta, raccoglie una mole significativa di metadati: chi senti, quando e da dove, informazioni preziose per scopi pubblicitari all’interno dell’ecosistema Zuckerberg.

Al contrario, Signal è gestito da una fondazione non-profit e applica il principio della minimizzazione dei dati: l’unico dettaglio conservato è la data di creazione dell’account. Mentre WhatsApp punta tutto sulla capillarità e su funzioni social come i canali, Signal sacrifica il marketing per una trasparenza totale grazie al suo codice open-source. Scegliere tra le due significa decidere se dare priorità alla comodità di trovare tutti i propri contatti o alla sicurezza di un’app che non sa nulla di noi.

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