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L’intelligenza artificiale mette a rischio lavori specifici oggi

Il dibattito sull’intelligenza artificiale oscilla spesso tra utopia e catastrofismo. Con grande preoccupazione per molti lavoratori sull’effettivo rischio di essere sostituiti proprio dall’IA. Tuttavia, un recente studio pubblicato da Anthropic e curato dai ricercatori Maxim Massenkoff e Peter McCrory offre una prospettiva concreta e rassicurante, basata non su ciò che l’IA potrebbe fare, ma su quanto viene effettivamente utilizzata oggi negli uffici.

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Quali lavori a rischio con l’intelligenza artificiale

Il dato più sorprendente emerso dalla ricerca è lo scarto tra le potenzialità tecnologiche e l’adozione pratica. Prendendo come esempio i settori informatico e matematico, i software potrebbero teoricamente automatizzare il 94% delle mansioni; nella realtà, l’uso quotidiano si ferma al 33%.

Questo “gap” è dovuto a barriere legali, questioni di sicurezza e alla necessità di una supervisione umana insostituibile, come avviene nel settore farmaceutico per l’autorizzazione delle ricariche dei farmaci. Mentre l’ambito legale, amministrativo e finanziario mostrano un alto potenziale inespresso, altri settori rimangono totalmente impermeabili all’automazione.

Professioni che richiedono manualità e presenza fisica, come l’edilizia, l’agricoltura, o ruoli come cuochi, meccanici e bagnini, registrano un’esposizione pari a zero. Lo studio smentisce il luogo comune secondo cui l’IA colpisca solo i lavori meno qualificati.

Al contrario, il profilo del lavoratore più a contatto con l’innovazione è spesso una donna (54,4%), con un alto livello di istruzione e una retribuzione media di 32,69 dollari l’ora, contro i 22,23 dollari di chi svolge mansioni manuali. Le cinque professioni più esposte includono: programmatori informatici (74,5%), addetti all’assistenza clienti (70,1%), operatori data entry (67,1%), specialisti in cartelle cliniche (66,7%), analisti di mercato (64,8%). Sebbene non si registrino ondate di licenziamenti di massa, i dati evidenziano un campanello d’allarme per i giovani tra i 22 e i 25 anni.

In questo segmento, le assunzioni nelle professioni più automatizzabili sono calate del 14% rispetto al 2022. Le aziende non stanno licenziando i professionisti esperti, ma hanno rallentato drasticamente l’inserimento di profili junior. Questo fenomeno non si traduce ancora in disoccupazione di massa perché i neolaureati stanno reagendo con flessibilità, spostandosi verso settori meno tecnologici o prolungando il percorso di studi.

In conclusione, sebbene l’IA non stia ancora “rubando” il lavoro, sta ridisegnando le porte d’accesso al mercato professionale, richiedendo una riflessione urgente sulle traiettorie di carriera dei più giovani. Sono proprio quest’ultimi a ritrovarsi ad un bivio, se puntare insomma sempre su settori tecnologici, dove però l’IA sta ormai prendendo il sopravvento oppure scegliere un percorso di studi differente in cui questo tipo di intelligenza non può sostituire quella umana.

Chiaramente la risposta risulta essere abbastanza ovvia, ma non tutti i giovani sono pronti a rinunciare ad un impiego nel mondo della tecnologia.

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