La vita lavorativa in Italia continua a essere tra le più brevi di tutta l’Unione Europea. Secondo i dati raccolti dalla Confederazione Nazionale dell’Artigianato (CNA), nel 2025 la durata media attesa della carriera nel nostro Paese si è fermata ad appena 33 anni. È il secondo valore più basso dell’UE, meglio solo della Romania, e segna un ritardo di ben quattro anni e mezzo rispetto alla media continentale, che sfiora i 37,5 anni.

Focus sulla vita lavorativa in Italia con dati preoccupanti
Quando si parla di “vita lavorativa attesa“, è bene precisare che non ci si riferisce all’età pensionabile o agli anni di contributi effettivi, ma a una stima statistica: quanti anni un quindicenne di oggi può prevedere di trascorrere nella forza lavoro, sia come occupato sia come disoccupato. Su questo dato pesano in modo determinante il ritardo con cui i giovani entrano nel mercato del lavoro, l’alta discontinuità delle carriere e, soprattutto, il basso tasso di occupazione femminile.
Proprio il genere rappresenta la nota più dolente dell’analisi. Per le donne italiane la prospettiva si ferma ad appena 28,4 anni di lavoro, contro i 35,4 della media europea. Questo genera un divario di genere di 8,9 anni, il più profondo dell’intera Unione, rispecchiato da un tasso di occupazione femminile che non supera il 58%. Nel confronto con i partner europei, la distanza appare ancora più evidente.
Se la Germania viaggia su una media di 40,2 anni, la Francia su 37,5 e la Spagna su 36,8, i Paesi Bassi staccano tutti arrivando a 44 anni, parliamo quindi di ben undici in più rispetto all’Italia. Inoltre, l’analisi del decennio 2015-2025 mostra come il nostro Paese, pur essendo cresciuto di 2,3 anni, abbia visto aumentare la distanza complessiva dalla media europea anziché ridurla.
Questo evidenzia sempre più come ci sia un distacco con gli altri Paesi d’Europa ed è necessario cambiare rotta se non ci si vuole allontanare ulteriormente. Tutto ciò si inserisce in un quadro demografico complesso: con un’età mediana di 49,1 anni, un quarto della popolazione over 65 e una spesa pensionistica che assorbe il 15,5% del PIL (un record nell’UE), la tenuta del sistema diventa un tema cruciale.
Come evidenziato dalla CNA, allungare la vita lavorativa non deve però significare bloccare il mercato del lavoro. La sfida reale consiste nell’incentivare l’ingresso di donne e giovani, rafforzare la formazione professionale e favorire la “staffetta generazionale”, affinché la permanenza dei lavoratori più anziani non rallenti il necessario ricambio di competenze. Donne e giovani devono essere inseriti nel mondo del lavoro con maggiore continuità, in questo contesto l’Italia risulta essere ancora indietro.





