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Come lavorare in America

 
Martina
21 giugno 2011
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Riportiamo la testimonianza di Veronica che racconta la sua esperienza di lavoro in America.

Cara Martina e Gazzetta del lavoro tutta,

è un piacere condividere con voi la mia esperienza personale e lavorativa, sperando soprattutto che possa essere di aiuto a qualche giovane disoccupato Italiano.

Nel 2007 mi sono laureata di primo livello in Lingue e Letterature Straniere presso l’Università G. d’Annunzio di Pescara, con un bel 110 che ha fatto i miei felici, ma con tanta voglia di metter subito in pratica ciò che avevo imparato, magari proprio all’estero, dove avrei anche potuto continuare a migliorare le mie abilità linguistiche. Il mio tentativo di andare a lavorare all’estero però fu stato rallentato da una proposta di lavoro arrivatami dalla stessa Università dove avevo studiato e dove avevo anche già prestato servizio con il progetto delle 150 ore di attività lavorativa a tempo parziale.

Nel Gennaio 2008 dunque, vengo impiegata, tramite una cooperativa, come Consulente Studenti presso il Dipartimento di Orientamento agli Studi e al Lavoro dell’Università G. d’Annunzio.  Per un pò accantonai il mio International dream, visto che avevo trovato un buon posto di lavoro (seppur non proprio pertinente al mio corso di studi) in un ambiente giovane e soprattutto a 24 anni e a soli 2 mesi di distanza dal conseguimento della mia laurea. Rimasi a lavorare in tale ufficio per 2 anni e mezzo ma nonostante tentassi di soffocarle, la voglia di avventura e di provare un’esperienza lavorativa più vicina al mio corso di studi si facevano sentire sempre più forti ed insistenti dentro di me.

E stato così, appunto, che iniziai ad informarmi su opportunità di lavoro all’estero, e dopo aver accantonato le solite Londra e Barcellona, seppur mi sembrino luoghi dove sia ancora possibile costruire la propria fortuna, lasciai il mio tranquillo lavoro in Italia per sbarcare nel luglio del 2010 ad Orlando in Florida come partecipante al progetto Disney Cultural Rappresentative (per info visitate internationalservices.fr e disneyinternationalprograms.com).

Tale programma prevede un contratto lavorativo di 12 mesi presso il parco di Epcot in World Disney World dove si ha la possibilità di lavorare nell’ambito del Food&Beverage o del Merchandising.

Alcuni dei ragazzi che partirono con me quel 13 luglio 2010 lavorano ancora li e giurano che sia stata la migliore esperienza della loro vita. Non che io non l’abbia apprezzata, ma personalmente arrivai in Usa con ben altre aspirazioni ed essendo una persona ambiziosa, dopo soli 3 mesi di lavoro ad Epcot iniziai già a cercare qualcos’altro.

Volevo una vera e propria opportunità di carriera, non un semplice lavoro, ma un’ occasione di quelle che ti cambiano la vita, come si vede nei film Americani appunto, un lavoro di quelli, pensavo tra me, che mi avrebbero invidiato tutti in Italia. L’attesa durò poco, e anche se forse non proprio il lavoro della mia vita, trovai una buona posizione come Customer Care agent in una grossa azienda alberghiera di nome Hotelbeds, dove avevano bisogno di un impiegato per il mercato Italiano appunto.

I 10 mesi trascorsi fin’ora ad Hotelbeds sono stati di grande insegnamento, una vera e propria palestra lavorativa. Gli Usa, nonostante la crisi si senta anche qui a volte, sono ancora, e sono convinta saranno sempre, il paese delle grandi opportunità e dei sogni diventati realtà.

Finalmente dopo un anno di lavoro all’estero posso finalmente affermare felicemente che ce l’ho fatta!

Forse non proprio nel modo in cui io, inizialmente, o tutti quelli che mi aspettano nel mio piccolo paesino Abruzzese se l’aspettavano.. ma posso dire che ce l’ho fatta perchè ho soddisfatto quella voglia di avventura e di ricerca di qualcosa di nuovo ed irraggiungibile che molti giovani Italiani sognano.

Mi rendo conto di essere fortunatissima e che più che il posto di lavoro in sè, i miei coetanei, e non solo essi, mi invidiano la possibilità reale di vivere un’esperienza così unica ed arricchente.

Al giorno d’oggi sto combattendo con una sensazione che non avevo affatto considerato al momento della mia partenza, un mostro interiore chiamato “nostalgia di casa“.

Dopo aver avuto quasi tutto quello che volevo mi sono resa conto che gli affetti sono comunque più importanti delle ambizioni e realizzazioni professionali e sto rimettendo in gioco un pò tutta la mia classifica delle priorità. Forse, semplicemente, come mi dice sempre mio padre “Ti fa male il troppo star bene”, ma sono pur sempre figlia di una generazione di indecisi.

Personalmente consiglierei a tutti quelli che ne abbiano voglia, almeno di provare, anche se solo per un pò, ad andare a lavorare all’estero, dovunque sia.

E’ confortante sapere che nel mondo esistano ancora storie che raccontano del nostro compagno di banco diventato “Lo Zio d’America”. E seppur non doveste trovare la vostra America, un giorno potrete comunque raccontarla!

Spero davvero che qualcuno possa trovare uno spunto positivo dal racconto della mia esperienza.

Un abbraccio all’Italia intera e soprattutto a chi lotta tutti i giorni per un futuro migliore.

 

Grazie Veronica! Se anche voi volete raccontarci la vostra esperienza di lavoro all’estero potete inviare una mail a info@gazzettadellavoro.com

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