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Come sta cambiando l’occupazione giovanile ad inizio 2026

Diverse considerazioni da fare oggi a proposito dell’occupazione giovanile. Il futuro del lavoro post-diploma in Italia si delinea attraverso numeri precisi, ma con forti disparità tra i percorsi di studio. Una recente scheda di approfondimento allegata alla circolare del Ministro dell’Istruzione e del Merito, Giuseppe Valditara, in vista delle iscrizioni alle prime classi, getta luce sul fabbisogno occupazionale italiano per il quinquennio 2025-2029, offrendo un quadro dettagliato che è al contempo una promessa e un monito per le nuove generazioni.

occupazione giovanile

Focus sulla questione dell’occupazione giovanile

Le proiezioni stimano che le aziende richiederanno, in totale, tra 1,6 e 1,8 milioni di lavoratori con un diploma di secondo grado, con una media annua compresa tra le 310.000 e le 360.000 unità. Tuttavia, analizzando i dati in base agli indirizzi di studio, emerge una netta polarizzazione della domanda.
Il Dottor Jekyll e Mr. Hyde del Diploma

La situazione più critica, e forse più sorprendente, riguarda i diplomati dei Licei. Per loro, la richiesta annuale di posti di lavoro diretti è limitata a circa 25.000-30.000 unità. Sebbene i percorsi Classico, Scientifico e Scienze Umane guidino la richiesta, seguiti da Artistico e Linguistico, il messaggio è chiaro: il solo titolo liceale possiede una scarsa attrattività diretta sul mercato. Questo dato non fa che confermare la storica vocazione del Liceo come trampolino quasi obbligato verso l’istruzione terziaria (Università o AFAM).

A rendere il quadro ancora più teso è l’analisi dell’Indagine Excelsior: circa 100.000 neodiplomati liceali, ovvero un numero triplo rispetto alla domanda prevista, tenteranno comunque l’ingresso nel mondo del lavoro subito dopo la Maturità, alimentando il rischio di un sovraccarico e di una potenziale disoccupazione giovanile in questa fascia.

Diametralmente opposta è la situazione per i diplomati Tecnici e Professionali. Qui, l’equilibrio tra offerta e domanda si inverte, trasformandosi in un vero e proprio allarme per la carenza di personale qualificato.

Tra il 2025 e il 2029, la richiesta annua di questi profili specializzati si attesterà tra le 160.000 e le 186.000 unità. A fronte di questa elevata domanda, le stime indicano che i giovani in uscita da questi percorsi e in cerca di occupazione saranno circa 153.000. La conseguenza è una potenziale carenza di diplomati tecnici e professionali, stimata tra 8.000 e 33.000 unità all’anno.

La carenza, seppur con diversa intensità, è destinata a toccare trasversalmente quasi tutti i percorsi, ma l’indirizzo di Amministrazione, Finanza e Marketing emerge come quello con il maggiore fabbisogno occupazionale e professionale atteso. Il dato solleva una questione cruciale per il sistema educativo nazionale: l’urgenza di rafforzare e rendere più appetibili i percorsi tecnici e professionali per colmare un divario che rischia di rallentare lo sviluppo economico del Paese. Insomma, occhio a come sta cambiando l’occupazione giovanile.

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