Cambiano le cose a proposito degli infortuni sul lavoro. Il confine tra vita domestica e attività professionale è diventato sempre più labile con l’avvento dello smart working, ma una recente sentenza del Tribunale del Lavoro di Padova ha gettato una luce definitiva sulla tutela dei lavoratori tra le mura di casa. Il caso riguarda una dipendente sessantenne del Dipartimento giuridico dell’Università che, durante una pausa da una videochiamata di lavoro, è inciampata procurandosi una grave frattura alla caviglia in due punti.

Cosa succede agli infortuni sul lavoro con lo smart working
L’incidente, avvenuto nell’aprile del 2022, ha comportato un lungo iter clinico: un intervento chirurgico, il ricovero ospedaliero e una prognosi di ben 137 giorni di inabilità. Nonostante la gravità, il percorso per il riconoscimento dell’infortunio è stato tortuoso. Inizialmente, l’INAIL aveva negato il risarcimento delle spese sanitarie, costringendo la lavoratrice a farsi carico dei costi per visite private, medicazioni e persino per il noleggio della sedia a rotelle.
Sostenuta dal sindacato Fgu Gilda Unams, la donna ha intrapreso una battaglia legale che ha portato a un pronunciamento storico l’8 maggio scorso. Sebbene l’Istituto avesse poi riconosciuto l’evento come “infortunio sul lavoro”, persisteva il rifiuto a rimborsare le spese mediche sostenute privatamente. Il Giudice di Padova ha però ribaltato questa posizione, imponendo il rimborso integrale delle spese, motivando la decisione con la particolarità del caso e la mancata tempestività nelle risposte dell’ente assicurativo.
La sentenza si poggia su basi normative già esistenti ma spesso interpretate restrittivamente. Una circolare INAIL del 2017 stabilisce infatti che il lavoratore smart è tutelato ogniqualvolta vi sia una “diretta connessione” tra l’evento e la prestazione. La protezione copre non solo l’atto del lavorare al computer, ma anche le attività accessorie e strumentali alle mansioni professionali, purché svolte in orario di servizio.
Situazione che, nel caso della lavoratrice di Padova, è assolutamente idonea al risarcimento delle spese sanitarie. L’unico limite invalicabile resta il cosiddetto “rischio elettivo“, ovvero quel comportamento del tutto arbitrario, irragionevole o estraneo alle necessità lavorative che interrompe il nesso causale con l’impiego.
Nel caso della dipendente padovana, alzarsi durante una sessione di lavoro è stato considerato un atto fisiologico e connesso alla presenza in servizio, rendendo l’incidente domestico un infortunio professionale a tutti gli effetti. Questa sentenza rappresenta un precedente fondamentale per milioni di italiani che operano in regime di smart working, garantendo che la sicurezza sul lavoro non termini sulla soglia dell’ufficio.
Una sentenza definita quindi storica e che potrà tutelare tutti i lavoratori che si ritrovano a dover affrontare un impiego telematico a casa. Può sembrare a molti assurdo, ma anche con lo smart working possono accadere incidenti sul lavoro, proprio come accaduto alla lavoratrice di Padova e quindi è giusto essere tutelati al 100%.




