Il calo degli annunci di lavoro nel mercato attuale non è il segnale di una recessione imminente, bensì il sintomo di una metamorfosi profonda. Un recente studio di Anthropic, intitolato Labor Market Impacts of AI: A New Measure and Early Evidence, rivela che l’intelligenza artificiale non sta agendo tramite licenziamenti di massa, ma attraverso una strategia più silenziosa: la riduzione delle nuove assunzioni.

Un approfondimento sul calo degli annunci di lavoro
Le aziende, anziché sostituire il personale in uscita, preferiscono ottimizzare i processi esistenti tramite l’automazione. Uno dei dati più allarmanti riguarda la “porta d’accesso” al mondo professionale. Tra i giovani dai 22 ai 25 anni, il tasso di assunzione nei settori esposti all’AI è sceso di circa il 14% dal 2022. Questo fenomeno suggerisce che l’intelligenza artificiale stia assorbendo proprio quelle mansioni d’ingresso che storicamente servivano ai neolaureati per formarsi e scalare le gerarchie aziendali.
Parliamo della base di partenza per riuscire poi ad integrarsi attivamente e definitivamente nel mondo del lavoro. A differenza delle rivoluzioni industriali del passato, che colpivano il lavoro manuale, l’AI sta mettendo sotto pressione i profili ad alta specializzazione. Lo studio evidenzia come i lavoratori più esposti percepiscano redditi superiori del 47% rispetto alla media e possiedano, spesso, una laurea magistrale.
Analisti finanziari, avvocati e sviluppatori software non sono più spettatori, ma protagonisti di questa transizione. Come sottolineato da Federico Mattia Dolci (CEO di Marte), l’AI si insinua nelle attività cognitive sofisticate, riscrivendo l’intera architettura del valore aggiunto. Un concetto chiave introdotto dalla ricerca è quello di “observed exposure” (esposizione osservata).
Esiste infatti un divario significativo tra ciò che l’AI potrebbe fare teoricamente e ciò che effettivamente accade negli uffici. In ambito informatico e matematico, sebbene il potenziale di automazione raggiunga il 94%, l’applicazione reale si ferma al 33%. Questo scarto indica che siamo solo all’inizio di un processo di trasformazione. Se settori come il customer service e il data entry hanno già integrato massicciamente l’automazione, altri comparti stanno ancora testando come delegare compiti complessi alle macchine.
Il futuro del lavoro non dipenderà dalla semplice adozione tecnologica, ma dalla capacità di integrare l’AI nei flussi produttivi. Per le imprese, il vantaggio competitivo deriverà dalla revisione dell’organizzazione interna e dall’investimento nel reskilling. Per i professionisti, la velocità di adattamento diventerà la competenza più preziosa in un mercato dove il confine tra collaborazione uomo-macchina e sostituzione è sempre più sottile. Non manca insomma ancora tanto tempo prima di assistere alla scomparsa di alcune professioni proprio a causa dell’AI.





