Partite IVA: il nuovo Regime dei Minimi

 Nuova legge sul Regime dei Minimi: il nuovo regime per contribuenti minimi prevede un‘imposta del 5%, che sostituisce Irpef e addizionali regionali. Introdotto dal Dl 98/2011 e convertito con la legge 111/201, agevola giovani e lavoratori, soprattutto autonomi e professionisti con meno di 35 anni che, avendo perduto il lavoro, decidono di avviare una nuova attività.

False partite IVA: tutte le nuove regole

 Nelle ultime settimane la disciplina di “presunzione” di rilevazione delle false partite IVA si è arricchita di numerosi particoli che potrebbero essere sfuggiti ai lettori meno attenti. Cerchiamo pertanto di riepilogare, in maniera sintetica, in cosa consiste la “stretta” del governo, finalizzata ad evidenziare le situazioni di sostanziale rapporto di lavoro subordinato, celato da collaborazione autonoma con partita IVA.

Innanzitutto, il governo “presume” che si tratti di co.co.co., quel lavoratore autonomo – pur con partita IVA – che “rispetta” due dei tre seguenti presupposti: collaborazione di durata superiore a 8 mesi in un anno solare; corrispettivi oltre l’80% del fatturato in un anno solare; titolarità di una postazione fissa presso una sede del committente.

False Partite IVA: scatta la presunzione di subordinazione

 Tra le righe della riforma Fornero sul mercato del lavoro, spunta anche un provvedimento che dovrebbe permettere di migliorare il grado di controllo sul fenomeno delle c.d. false partite IVA, o meglio quelle partite IVA che celano un rapporto di lavoro dipendente con una formale relazione di collaborazione autonoma e non continuativa, al fine di permettere al sostanziale datore di lavoro (formalmente, committente) di poter aggirare la più costosa normativa e i più rigidi vincoli della subordinazione professionale.

Ma in che modo il governo cerca di individuare le false partite IVA? E in che modo il fenomeno potrà effettivamente essere arginato?