Contributi imprese per chi assume giovani under 25

L’idea ci trova d’accordo, poiché la disoccupazione giovanile è, al giorno d’oggi, uno dei più gravi mali della società italiana, e un’iniziativa di erogazione di sovvenzioni alle imprese che desiderino incrementare i propri organigrammi con l’inserimento di personale under 25 potrebbe essere una delle leve da attivare per cercare di invertire la triste rotta che ha intrapreso il nostrano mercato del lavoro.

La proposta arriva da uno dei più noti imprenditori italiani, il presidente di Geox, Mario Moretti Polegato, secondo cui, ai fini di cui sopra, “occorre avere un’esenzione dei contributi per gli imprenditori che assumono i giovani tra i 20 e i 25 anni”. Una proposta avanzata durante una recente conferenza stampa di presentazione del report “Le famiglie italiane e la crisi. Valori, consumi e progetti”, condotta dalla Eurisko per conto di Famiglia Cristiana e di Centromarca.

Incontro giovani ed aziende a Padova con il GI Day

 Gi Group agenzia per il lavoro organizza a Padova presso il Centro Congressi Padova “A. Luciani” in Via Forcellini 170/A la quarta edizione del Gi Day, evento dedicato a favorire l’ingresso dei ragazzi nel mondo del lavoro.

Dalle ore 9.00 alle ore 18.00 i ragazzi potranno partecipare ai colloqui di selezione e incontrare i referenti delle aziende che hanno aderito all’iniziativa: Acegas-Aps Spa, Antonio Carraro Spa, Blue Box Group, Cattolica Previdenza,EthicaConsulting Group,FPT Industrie Spa, Fracasso Spa, General Filter Italia Spa, Geox Spa, Gottardo Spa, Sonepar Italia Spa.

Ragazza disoccupata diventa una cam girl

L’azienda presso cui lavorava come operaia l’ha messa in cassa integrazione e lei, la protagonista di questa storia, una ragazza di Carpi ha deciso di diventare una cam girl. Ossia

Lavoro, qualche perplessità sulle domande del censimento 2011

Diverse segnalazioni, e qualche perplessità, sta suscitando in questi giorni il censimento 2011. La documentazione da compilare per poter assolvere i propri doveri nei confronti dell’Istituto Nazionale di Statistica sembra infatti essere aperta a diverse libere interpretazioni sulle modalità con cui poi verranno fruiti i dati relativi all’occupazione.

Sul fronte lavorativo, infatti, il punto maggiormente “incriminato” è il punto 6 della seconda sezione, relativo alla condizione professionale o non professionale, il cui quesito recita: “Nella settimana precedente la data del censimento (dal 2 all’8 ottobre) ha svolto almeno un’ora di lavoro?”. La spiegazione della guida a supporto del modulo di censimento aiuta a chiarire i dubbi su cosa si intenda per “lavoro”.

Assunzioni, un’azienda su due lo farà nei prossimi due anni

Quasi un’azienda su due si appresta a effettuare almeno un’assunzione. Il dato, che farà certamente felici i giovani in cerca di un’occupazione, è stato ribadito all’interno di una ricerca realizzata a Regus, società che opera nel comparto della ricerca di soluzioni per gli spazi di lavoro, con una particolare specializzazione nella fornitura di uffici flessibili, che con un elevato grado di elasticità possono sopperire alle esigenze strutturali delle compagini aziendali.

Stando a quanto sostiene Regus, nonostante le prospettive di una crescita economica nazionale siano sempre meno positive, il 46% delle aziende italiane ha affermato di voler incrementare il numero dei propri dipendenti nel corso del prossimo biennio, con il 64% di queste che ha affermato di voler impiegare un maggior numero di liberi professionisti, e il 29% che intende assumere un maggior numero di lavoratori a distanza (telelavoratori).

Tasse lavoro, cuneo fiscale italiano più alto della media Ocse

Secondo quanto affermato dagli economisti dell’Ocse, il cuneo fiscale italiano sarebbe ben più elevato della media internazionale. In altri termini, la pressione fiscale sulle imprese, in merito ai contributi previdenziali sui lavoratori, e le imposte sui salari, sarebbe troppo elevata, e scoraggerebbe così le imprese dall’assumere nuovo personale, specialmente appartenente alle fasce d’età occupazionale più giovani, pur qualificate.

I numeri offerti dall’Ocse lasciano d’altronde ben poco spazio all’interpretazione: il cuneo fiscale che le imprese italiane (e, indirettamente, i loro lavoratori) devono sopportare è pari al 46,9%, contro una media Ocse pari al 34,9%. Dodici punti percentuali in più, che tradotti in termini concreti, e di progetti e di speranze occupazionali, creano un divario straordinariamente eccessivo tra le aziende italiane e le colleghe estere.

Omosessuali discriminati sul lavoro

Si chiama “Io Sono Io Lavoro” ed è una ricerca scientifica quali-quantitativa nazionale realizzata da Arcigay con il contributo del Ministero del Lavoro e delle Politiche sociali con lo scopo di capire quanti omosessuali vengono discriminati sul posto di lavoro; grazie a 2.229 questionari, 52 interviste a testimoni qualificati e 17 storie è emerso un quadro che dovrebbe farci riflettere e che è stato commentato da Paolo Patanè, presidente nazionale Arcigay

Grazie a questa ricerca la discriminazione delle persone gay, lesbiche, bisessuali e trans sul lavoro assume una dimensione reale sia attraverso i dati qualitativi che quantitativi

Con la comprensione delle cause e della modalità della discriminazione di gay, lesbiche, bisessuali e trans sul lavoro possiamo finalmente definire delle strategie di prevenzione e contrasto non su situazioni presunte ma sul clima, spesso pesante, che si respira in imprese, aziende o enti pubblici. L’urgenza è quella di convincere le vittime a denunciare: la ricerca è chiarissima su questo. Gay, lesbiche, bisessuali e trans, se vittime di discriminazione, sono impotenti e non hanno punti di riferimento. Lavoreremo su questo

Giovani e pensioni: sarà pari al 70% dell’ultimo stipendio

Secondo quanto riportato dal Corriere.it è vero che si andrà in pensione sempre più tardi ma proprio questo la renderà più “corposa” ; sembra insomma prospettarsi un futuro più roseo rispetto a quello immaginato fino ad oggi. Ecco un esempio:

Una persona che comincia a lavorare oggi a 34 anni e andrà in pensione nel 2046 dopo 35 anni di lavoro dipendente prenderà il 70% dell’ultimo stipendio. Che si riduce al 54% per un lavoratore autonomo (ma questi versano all’Inps il 20% contro il 33% dei dipendenti). Anche ipotizzando il caso di un precario che restasse tale per tutta la vita lavorativa, la conclusione è che andrebbe in pensione con un assegno pari al 57% dell’ultima retribuzione

I bamboccioni che vivono con mamma e papà sono in aumento

Non solo non riusciamo a trovare un lavoro ma veniamo costantemente chiamati “bamboccioni; purtroppo però il fatto di continuare a vivere in casa con mamma e papà anche da adulti dipende da noi, ma solo fino ad un certo punto. Gli affitti soprattutto nelle grandi città hanno raggiunto cifre altissime e per chi non ha uno stipendio fisso diventa impossibile andare a vivere da soli. Le cifre diffuse da Bankitalia dicono che il 60% dei giovani di età compresa tra i 18 e i 34 anni vive ancora con i genitori; questa percentuale sale fino ad arrivare al 90% se si prendono in considerazione solo gli under ’24.

Gli spagnoli? Con la valigia pronta per emigrare

Non è solo la situazione italiana ad essere particolarmente drammatica; anche gli spagnoli non se la passano affatto bene. Saranno molti quelli che infatti lasceranno la Spagna: oltre 580 mila secondo l’Ine, l’istituto nazionale di statistica.

Il lavoro per i giovani? Non c’è e la pensa così anche Draghi

Non ci vuole molto a capire che per noi giovani la situazione da un punto di vista lavorativo non è di certo rosea: pochissimi contratti di lavoro, infiniti stage e noi verremo ricordati per essere la “generazione dei precari“.

Giovani e meno giovani che a fatica riescono ad arrivare a fine mese e che passano ore ed ore a spulciare tra le offerte di lavoro nella speranza di poter trovare un’occupazione decente, possibilmente non sottopagata ed in regola. Giovani che insomma sognano! Sì perchè dati i giovani senza lavoro sono uno su tre!

Credito d’imposta per assunzioni a tempo indeterminato al Sud

Una buona notizia sul fronte occupazionale e in questi tempi di crisi sembra una merca molto rara; l’UE ha infatti dato il via libera al credito d’imposta per assunzioni a tempo indeterminato nel Mezzogiorno, varato con il decreto sviluppo dello scorso luglio.