Il diritto a un ambiente di lavoro sicuro e salubre è un pilastro fondamentale dello sviluppo sostenibile. Per promuovere questo principio, l’Organizzazione Internazionale del Lavoro (ILO) celebra ogni 28 aprile la Giornata mondiale per la salute e la sicurezza sul lavoro. Nonostante i progressi normativi, come il D.Lgs. 81/2008 in Italia, il percorso verso una reale protezione per tutti è ancora incompleto, specialmente per quanto riguarda le differenze di genere.

Focus sul diritto a un ambiente di lavoro sicuro e salubre
Storicamente, la sicurezza è stata progettata su un modello “neutro” che, in realtà, rispecchiava lo standard fisico dell’uomo adulto medio. Questo approccio ha reso molti Dispositivi di Protezione Individuale (DPI) inadeguati per le donne. In primis respiratori e mascherine sono spesso troppo grandi, non garantiscono la tenuta stagna su volti femminili o di diverse etnie.
Stessa cosa anche per le calzature e le tute, qui le proporzioni errate aumentano il rischio di inciampo e limitano la mobilità. Infine i macchinari e le postazioni ignorano spesso le differenze nella distribuzione muscolare e nella statura. La pandemia da COVID-19 ha accelerato la consapevolezza su questi limiti, evidenziando come l’inadeguatezza dei DPI non sia solo un disagio, ma un fattore di rischio concreto. Oggi la Medicina di Genere studia come le differenze biologiche (sesso) e socio-culturali (genere) influenzino la salute.
Questo cambio di paradigma impone che la valutazione dei rischi consideri variabili come il flusso sanguigno, l’assetto ormonale e le fasi della vita biologica, inclusa la gravidanza. In settori come l’agricoltura, l’industria chimica e alimentare, la protezione della funzione riproduttiva è diventata una priorità normativa (D.Lgs. 151/2001).
Anche la tecnologia sta offrendo soluzioni innovative attraverso la robotica e i cobot (robot collaborativi). Questi strumenti, insieme agli esoscheletri, mirano a sollevare i lavoratori dai compiti più usuranti, ma la sfida resta l’adattabilità: anche le macchine devono essere calibrate su corporature diversificate per essere efficaci. Infine, la sicurezza moderna non può ignorare la salute mentale.
Lo stress lavoro-correlato è un rischio psicosociale che colpisce in modo sproporzionato le donne, spesso a causa della difficoltà nel conciliare vita privata e professionale o dell’esposizione a molestie e discriminazioni. Un approccio olistico alla sicurezza deve quindi integrare protezione fisica, ergonomia inclusiva e benessere psicologico, superando definitivamente il concetto di lavoratore “standard” a favore della persona nella sua unicità.
Bisogna quindi lavorare su questi aspetti differenti per poter garantire al lavoratore massima sicurezza nei vari settori e come visto principalmente per le donne che sono più a rischio di incappare in qualche problematica seria.





