La prevenzione rischi nelle aziende green economy

di Francesco Pentella Commenta

Per la giornata mondiale per la sicurezza e la salute sul lavoro, l’Agenzia internazionale punta il riflettore su un settore produttivo – quello legato all’uso di tecnologie e di modalità più rispettose dell’ambiente – in grande sviluppo ma, proprio perché “nuovo”, per molti aspetti ancora ignoto sul fronte del rischio infortunistico.

Infatti, “verde” non è sempre sinonimo di “sicuro”: l’utilizzo di tecnologie e di modalità produttive più rispettose dell’ambiente spesso risulta tutt’altro che sicuro per i lavoratori. L’Ilo – l’Organizzazione Internazionale del Lavoro (ILO) è l’agenzia delle Nazioni Unite che si occupa di promuovere il lavoro dignitoso e produttivo in condizioni di libertà, uguaglianza, sicurezza e dignità umana per uomini e donne – osserva la necessità di integrare misure per la sicurezza e la salute fin dalla fase di progettazione dei lavori verdi.”

Il dibattito di oggi si rivolge a tutti coloro le cui attività professionali rientrano nella cosiddetta “green economy”: dall’industria mineraria e delle tecnologie estrattive all’agricoltura, dai lavori forestali alle costruzioni, nonché a settori come quello delle energie rinnovabili – solare, eolico, energia idroelettrico e bio – il cui sviluppo non è, tuttavia, esente da rischi.

Per gli esperti del settore è necessario includere le misure di prevenzione e di controllo fin dalla fase di progettazione oltre che in tutte quelle successive: l’acquisizione delle risorse, i processi di trasformazione, la manutenzione, l’utilizzo e il riciclaggio delle risorse, i sistemi di valutazione e certificazione e gli standard di qualità relativi alla sicurezza e alla salute.

L’Ilo ricorda che soltanto il 20 per cento della popolazione mondiale gode di un adeguata copertura sociale ed oltre la metà ne è del tutto sprovvista. Tale situazione riflette il livello di sviluppo economico: nei paesi meno sviluppati, meno del 10 per cento dei lavoratori possiede una copertura sociale, nei paesi a reddito medio, la copertura varia dal 20 al 60 per cento, mentre sfiora il 100 per cento nei paesi maggiormente industrializzati.

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