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La classifica dei lavori più salutari

Solitamente quando si avvicina la fine dell’anno si è soliti leggere le classifiche più disparate ed anche noi vogliamo proporne una grazie ad un articolo reperito all’interno di La Stampa e che ha riportato i risultati di un sondaggio effettuato della compagnia assicuratrice sanitaria londinese Medicash e condotto su ben 3000 lavoratori.

Il sondaggio ha permesso di stilare una classifica relativa ai mestieri più insalubri e quelli invece ritenuti più salutari.I risultati hanno sorpreso un po’ tutti ad iniziare proprio da chi ha commissionato il sondaggio; pensate infatti che in cima alla classifica dei lavori più insalubri troviamo i cuochi!

Dopo il salto potete leggere la classifica.

I lavori più malsani (in ordine dal peggiore al migliore)

– Chef
– Agricoltore
– Elettricista
– Assicuratore
– Muratore – costruttore
– Bancario
– Operatore di call center
– Camionista
– Ingegnere
– Agente di viaggi

I lavori più sani (in ordine dal migliore al meno peggio)

– Pubblicitario
– Insegnante
– Assistente alle risorse umane
– Venditore
– Avvocato
– Segretario
– Operaio
– Ricercatore
– Infermiere
– Commesso

Le sorprese però riguardano anche chi si è piazzato al secondo posto per quanto riguarda i lavori malsani; come avrete notato campeggiano infatti i contadini (che però dovrebbero, almeno in teoria avere e condurre una vita di tipo “naturale”). Non vi sembra un po’ strano o quanto meno bizzarro?
Per quanto concerne i cuochi pare che siano stati beccati a fumare molto più di altri ed a concedersi diversi spuntini. Invece, gli agricoltori sembrano seguire una dieta più equilibrata.

C’è una cosa che non capisco; perchè anche gli agenti di viaggio (anche se all’ultimo posto) sono stati inseriti tra le professioni più malsane? La professione di venditore inserita tra quelle salutari è comunque sia piuttosto stressante, no?
Comunque sia, secondo questo sondaggio dovremmo fare tutti i pubblicitari e che prima di scegliere un lavoro dovremmo pensare anche alla nostra salute. Siete d’accordo?

Via| La Stampa