Indennità di disoccupazione per tutti: proposta Acli

di Redazione 1

Nel nostro Paese, per quel che riguarda il mercato del lavoro, le tutele a favore dei lavoratori delle grandi imprese non risultano essere pienamente estese, ed anzi quasi sempre non ci sono proprio, a favore dei lavoratori atipici e di quelli che sono occupati presso le micro imprese e le piccole imprese. A mettere in risalto questa situazione sono le Acli – Associazioni Cristiane Lavoratori Italiani, le quali ritengono necessario che nel nostro Paese si superi questo dualismo, e che l’indennità di disoccupazione venga estesa, senza distinzioni, a tutti i lavoratori. Per arrivare a tutto ciò le Acli ritengono che debba essere messa a punto una riforma degli ammortizzatori sociali che garantisca a tutti i lavoratori che hanno maturato almeno dodici mesi di lavoro, indipendentemente dal loro contratto, il beneficio dell’indennità di disoccupazione a fronte della partecipazione attiva del lavoratore in difficoltà a dei percorsi finalizzati al reinserimento o all’inserimento nel mondo occupazionale.

Le Acli ritengono inoltre che si debba fare di più per quel che riguarda gli investimenti nella formazione; ad esempio occorrerebbe introdurre la possibilità per il lavoratore di portare in detrazione nella dichiarazione dei redditi le spese sostenute per la propria formazione e per il proprio miglioramento a livello professionale. Inoltre, c’è un problema legato alla maturazione delle competenze che spesso non vengono sia riconosciute, sia certificate.

Da questo punto di vista, le Associazioni Cristiane Lavoratori Italiani ritengono necessaria l’istituzione di un sistema nazionale che certifichi le competenze che garantisca ai lavoratori la portabilità delle competenze maturate da un contesto lavorativo all’altro. Solo investendo nelle politiche formative, infatti, le competenze dei lavoratori potranno essere in linea con quello che esige il mercato, e si potrebbe fare in modo di recuperare posizioni per quel che riguarda il tasso di occupazione in Italia che risulta essere tra i più bassi nel Vecchio Continente allargato a 27 Paesi.

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