Inevitabile, periodicamente, uno studio sulle pensioni delle donne, che evidentemente restano troppo basse in Italia nel 2026. Lo scenario previdenziale italiano a fine dicembre 2025 delinea una platea di circa sedici milioni e quattrocentomila pensionati, con una leggera prevalenza della componente femminile che conta quattrocentomila unità in più rispetto a quella maschile.

L’andamento delle pensioni delle donne ad oggi
A fronte di un esborso complessivo per le prestazioni che sfiora i 371 miliardi di euro, emerge un marcato divario di genere nel valore degli assegni mensili. Gli uomini percepiscono in media oltre duemilacento euro, superando del trentaquattro per cento l’importo medio destinato alle donne. Questa disparità economica trova la sua causa principale in percorsi professionali storicamente caratterizzati da una maggiore frammentazione contributiva e da livelli retributivi inferiori.
Nell’analisi delle varie tipologie di trattamento, i redditi più elevati si concentrano tra le pensioni anticipate e di anzianità, che superano i duemilacento euro mensili proprio in virtù di carriere lavorative più lunghe e stabili. Seguono, con cifre decrescenti, gli assegni legati all’invalidità ordinaria, alla vecchiaia e alla reversibilità, fino ad arrivare alle prestazioni di natura prettamente assistenziale che si attestano poco sopra i cinquecento euro.
L’evoluzione normativa ha progressivamente innalzato l’età in cui si smette effettivamente di lavorare. L’uscita per vecchiaia avviene ormai a una soglia superiore ai sessantasette anni, in linea con i parametri di legge, mentre per l’accesso anticipato l’età media è salita a quasi sessantadue anni, richiedendo un’anzianità contributiva media di ben quarantadue anni.
In questo contesto si inserisce l’impatto del lavoro agile, che sembra posticipare il ritiro dall’attività professionale: chi usufruisce dello smart working, in particolare tra la popolazione maschile, mostra infatti una minore propensione a pensionarsi nell’anno successivo. Si consolida inoltre la figura del pensionato che continua a lavorare, un fenomeno evidente soprattutto nelle grandi imprese dove il legame professionale prosegue sotto forma di collaborazione.
Sul versante opposto, l’aumento della longevità sta determinando una crescita strutturale della spesa assistenziale per i grandi anziani, in particolare attraverso l’indennità di accompagnamento. Questo sussidio, divenuto il pilastro fondamentale per il sostegno alla non autosufficienza, ha visto le sue erogazioni più che raddoppiare tra il 2002 e il 2026, arrivando a coprire la quasi totalità delle prestazioni di invalidità civile. Infine, la sostenibilità del welfare nazionale è fortemente legata al contributo della manodopera straniera.
Con un incremento superiore al trentacinque per cento dei lavoratori extra Unione Europea negli ultimi sei anni, oggi un dipendente su sette è di origine straniera. Una realtà che impone una governance attenta dei flussi migratori, indirizzandoli verso i reali bisogni del tessuto produttivo e garantendo percorsi di piena regolarità e integrazione lavorativa.





