Vantaggi dell’apprendistato

di RobertoR Commenta

Se ne è parlato tantissimo, negli ultimi mesi. Ma siamo sicuri di aver compreso con esattezza quali sono i vantaggi dell’apprendistato, il contratto che dovrebbe garantire un miglior inserimento nel mercato del lavoro, una sorta di trampolino di lancio verso il tanto atteso e ammirato contratto di lavoro a tempo indeterminato?

In linea di massima, il vantaggio principale del contratto di apprendistato è concretizzabile in sgravi contributivi per le imprese, con un livello retributivo che appare essere lievemente inferiore per il lavoratore, e con possibilità di separazione alla fine del periodo di apprendistato in maniera indolore (pur essendo il contratto di apprendistato, come abbiamo avuto modo di sottolineare, la via di entrata verso una  carriera disciplinata dal tempo indeterminato”.

Oltre a flessibilità e costi limitati per il datore di lavoro, tuttavia, sono presenti altri sgravi per chi desideri poter accompagnare l’apprendistato a percorsi formativi ben più spinti di quelli obbligatori.

L’importante, sottolineiamo riprendendo le parole di Stefano Colli-Lanzi, amministratore delegato di Gi Group, è che “l’aziende non utilizzi in modo deviato l’apprendistato solo per ridurre i costi senza svolgere una formazione efficace e, al termine del periodo previsto, se ha correttamente investito sulla persona, ha tutto l’interesse a continuare il rapporto di lavoro”.

In proposito dell’efficacia dei percorsi formativi, lo stesso Colli-Lanzi ricorda come “l’alta burocratizzazione e una preparazione non sempre adeguata da parte di chi ne è preposto non mettono le aziende in condizione di gestire né la parte maministrativa né quella formativa. Per rendere la formazione veramente efficace bisognerebbe affidare a intermediari competenti e adeguatamente diffusi sul territorio il compito di seguire le aziende e le persone nel compiere i giusti percorsi formativi””.

I percorsi formativi devono generare valore aggiunto per l’azienda, e devono “essere concepiti a partire dalla domanda reale di formazione e non dall’offerta già presente sul mercato” conclude infine Colli-Lanzi.

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