Buoni lavoro, il limite dei compensi netti

di Anna Carbone Commenta

I buoni lavoro acquistati prima del 18 luglio 2012 possono essere utilizzati fino al 31 maggio senza tener conto del limite economico introdotto dalla Riforma Fornero (legge 92/2012). Entrerà, infatti, a regime la nuova normativa che stabilisce il doppio limite di 5mila e 2mila euro percepiti dal lavoratore in un anno oltre al sistema telematico di distribuzione dei voucher.

La riforma del mercato del lavoro ha liberalizzato l’uso dei buoni lavoro estendendolo a vari settori, ma ponendo dei nuovi limiti. Con la circolare 4/2013, il Ministero del Lavoro ha fornito chiarimenti sul nuovo articolo 70 del Dlgs 276/2003 per il lavoro accessorio.

I buoni lavoro possono essere utilizzati nell’agricoltura, nel commercio, nei servizi e nel turismo in caso di bisogno di lavoratori occasionali e per periodi brevi. Oggi è possibile, quindi, attivare sempre e comunque il lavoro accessorio, rispettando però il limite di 5mila euro percepiti dal lavoratore in un anno solare.

L’Inps precisa che il limite va inteso come netto: quindi, i 5mila euro corrispondono a 6.660 lordi (cioè di valore nominale dei buoni lavoro). Per le prestazioni pagate da imprese commerciali e professionisti, ogni lavoratore può incassare solo un massimo di 2mila euro per ciascun committente: anche in questo caso, il limite va inteso come netto ed è pari a 2.666 euro lordi, fermo restando il limite dei compensi totali per lavoratore in un anno.

Il limite dei 2mila euro non vale per i piccoli lavori che possono essere svolti per conto di privati cittadini come il lavoro domestico, per le supplenze nell’insegnamento o per associazioni sportive, per promozione sociale e volontariato.

Per quanto riguarda il settore agricolo, la riforma fa una distinzione fra le aziende che hanno un fatturato inferiore a 7mila euro, per le quali vige solo il limite dei 5mila euro, e quelle che superano questo tetto e possono arruolare solo pensionati o studenti sotto i 25 anni, per svolgere attività stagionali. La circolare 4/2013 precisa che in questo settore non si applica l’ulteriore limite di 2mila euro previsto per le imprese commerciali e i professionisti, proprio per la sua pecularietà.

Possono utilizzare i buoni lavoro anche i committenti pubblici e i percettori di ammortizzatori. Fra i committenti pubblici rientrano anche gli enti e le società inserite nel conto economico consolidato (legge 196/2009), ma nei limiti previsti dalle disposizioni di spesa sul personale e dei vincoli del patto di stabilità interno.

I percettori di prestazioni integrative del salario o di sostegno al reddito possono svolgere lavoro accessorio retribuito con buoni lavoro in tutti i settori produttivi, nel limite massimo di 3mila euro, che non incide sul diritto e sulla misura dell’integrazione o del sostegno al reddito, come stabilito dal Dl 83/2012 (convertito dalla legge 134/2012).

APPROFONDIMENTI
*Il rimborso dei buoni lavoro Inps
*Dalla previdenza ai buoni lavoro, novità dall’Inps
*Buoni voucher Inps alla madre lavoratrice per pagamento baby sitter

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