Come diventare biologo marino

di Piero 81 1

La professione che vogliamo presentare e conoscere meglio oggi è una delle professioni legate al mondo del mare e a quello naturale in generale. Può nascere infatti da una grande passione nei confronti di un ambiente essenziale alla vita e alla sopravvivenza dell’uomo sulla terra. Stiamo parlando, come avrete capito, del biologo marino, lo studioso che per professione studia gli organismi che vivono all’interno degli oceani e degli ambienti marini in generale.

Il biologo marino trascorre la maggior parte del suo tempo raccogliendo dati sulle specie animali e vegetali che vivono in mare. I dati vengono poi analizzati in laboratorio allo scopo di valutare lo stato di salute del mare o di far progredire la ricerca in alcuni campi. Per questo motivo i biologi marini sono professionisti che devono possedere un alto numero di conoscenze in più discipline, come ad esempio la chimica, la fisica, la biologia, la geologia e l’ ecologia.

 

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Ma come si fa quindi a diventare un biologo marino? Quali sono i percorsi di formazione da scegliere e le tappe fondamentali da percorrere per arrivare a svolgere tale lavoro? In questa piccola guida abbiamo raccolto le informazioni più utili per abbracciare tale carriera. Vediamo quindi cosa potrete fare.

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Come diventare biologo marino

La prima cosa da sapere su questa professione è che anche all’ interno del settore esistono tante specializzazioni diverse, le quali vanno dall’ etologia, cioè dal comportamento degli animali alla biotecnologia marina vera e propria. Sarà quindi necessario ad un certo quanto scegliere un particolare ambito di di interesse e specializzarsi in quello. Si potrà scegliere ad esempio una specie animale o una regione geografica.

Il percorso di studi da compiere è abbastanza definito. È infatti necessario conseguire un diploma di scuola media superiore, per lo più in un ambito scientifico, e poi iscriversi alla facoltà scienze naturali, corso di laurea in biologia marina. Sarà opportuno inoltre anche specializzarsi nel campo delle tecniche subacquee, in modo da essere autonomi nel prelevare i campioni di cui si ha bisogno, oppure affrontare meglio le diverse spedizioni in mare che si avrà necessità di compiere per portare avanti le proprie ricerche.

Si dovrà anche imparare a realizzare video e reportage fotografici in tema. A partire dal secondo anno di università gli studenti del corso di laurea in biologia marina possono effettuare un tirocinio. Dopo la laurea sarà invece possibile scegliere tra il conseguimento di una ulteriore specializzazione in oceanografia oppure andare a lavorare in centri di ricerca, enti e istituti che si occupano della tutela del mare.

In alternativa si può cercare lavoro anche presso le aziende che trattano l’ allevamento o la produzione di prodotti ittici o che si occupano della salvaguardia del pianeta e delle risorse naturali.

Diversi possono essere i datori di lavoro per coloro che si occupano di biologia marina, come gli acquari, i laboratori, gli istituti di ricerca marina, le scuole e le organizzazioni ambientali. Tra i possibili sbocchi di questo mestiere vi sono anche i parchi marini e i centri acquatici, dove sono anche ospitate specie protette o in cui si possono tenere corsi di formazione. Bisogna dire, comunque, che nonostante la conformazione geografica e naturale dell’ Italia questa professione nel nostro Paese non è ancora molto diffusa e per questo potrà essere oggetto in futuro di una interessante crescita. Questo professionista invece e molto richiesto oggi nei paesi del Nord europa. Si può svolgere questo lavoro anche prendendo parte alle grandi organizzazioni internazionali come il WWF o GREENPEACE che da anni lavorano per la tutela dell’ ambiente.

Commenti (1)

  1. In un paese come l’Italia che mette i raccomandati nel campo della natura, significa tanto studio per essere disoccupati

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