Contratto a tempo determinato, cosa cambia con la riforma

di Redazione Commenta

Il contratto a tempo determinato è uno dei rapporto di lavoro maggiormente rivoluzionati con la riforma del mercato del lavoro. Innanzitutto, a cambiare è la “causale” del contratto stesso, che mentre fino ad oggi era sempre stata necessaria per ogni assunzione a termine, oggi non è richiesta per il primo contratto a termine di durata non superiore a 12 mesi (oltre tale termine, il rapporto non è prorogabile).

La durata massima del contratto di lavoro a tempo determinato è ora fissata in 36 mesi, contando anche i periodi di somministrazione a termine (prima era di 36 mesi, ma senza contare i periodi di somministrazione a termine). La prosecuzione oltre il termine è consentita per un massimo di 30 giorni se il contratto ha durata fino a 6 mesi (ex 20 giorni) e fino a 50 giorni se il contratto ha durata oltre 6 mesi (ex 30 giorni).

Per quanto concerne la comunicazioni per la prosecuzione al centro per l’impiego, fino ad oggi tale passaggio non era dovuto: dopo la riforma, invece, la comunicazione al CO è dovuta in base a modalità ancora non note, ma che saranno fissate con decreto entro un mese dall’entrata in vigore della riforma.

CONTRATTO DI APPRENDISTATO STAGIONALE

Ancora, evidenziamo come la riassunzione a termine sia consentita dopo 60 giorni (riducibili a 20 giorni dal contratto collettivo nazionale, oppure con decreto ministeriale) se il contratto ha durata fino a 6 mesi, e dopo 90 giorni (riducibili a 30 giorni dal contratto collettivo nazionale, o con decreto ministeriale) se il contratto ha durata oltre 6 mesi.

FONDO NAZIONALE OCCUPAZIONE NEL CREDITO

Il ricorso per la nullità dei termine va impugnato entro 120 giorni (ex 60), con deposito del ricorso entro 180 giorni (ex 270). Previsto infine (contrariamente al silenzio ante riforma), in misura dell’1,40%, salvo che nel caso di assunzioni in sostituzione o per attività stagionali, il contributo aggiuntivo per gli ammortizzatori.

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