La prevenzione dei lavoratori di alberghi, catering e ristorazione

di Francesco Pentella Commenta

Il segmento lavorativo che comprende la ristorazione, il catering e la ricezione alberghiera occupa, in tutta Europa, almeno 8 milioni di persone e registra un trend positivo a dispetto della seria situazione economica.

Questo settore è al centro di uno studio dell’Eu-Osha, intitolato come “Protecting workers in hotels, restaurants and catering”, allo scopo di fare una mappa particolareggiata sui rischi presenti al lavoro e metter a punto un serie di buone pratiche che consentano di tutelare la salute dei lavoratori.

Il ritmo di lavoro a cui sono sottoposti i lavoratori del settore, secondo il rapporto appena pubblicato, è abbastanza pesante perché devono sempre spesse assumere posture erette e statiche per lunghe periodi insieme ad una presenza lavorativa nei turni serali e nel fine settimana.

L’Agenzia europea per la sicurezza e la salute sul lavoro (Eu-Osha) si occupa della sicurezza nei luoghi di lavoro, nell’individuazione dei fattori di rischio presenti in aziende e la definizione delle buone pratiche che possono aiutare i lavoratori ad affrontare la gestione della sicurezza che deve partire dal basso per cercare di avere a disposizione un ambiente con meno rischi e malattie professionali.

Il settore non presenta grandi aziende visto che le aziende con più di 10 dipendenti sono circa il 10% del totale: le principali imprese del settore sono ristoranti e bar che danno lavoro a tre quarti dei lavoratori del settore. La dimensione dell’impresa è un grosso ostacolo per mettere a punto, da parte dell’azienda, un piano preciso del settore e definire una seria politica di sicurezza.

Non solo, i lavori sono per lo più stagionali senza prospettive di carriera, salari bassi e poche prospettive per il futuro: ecco, sempre l’Agenzia del settore, i possibili problemi che possono incidere sul fattore stress. In Italia i lavoratori stagionali sono circa il 50% della forza lavoro del settore, mentre in Spagna si attestano ad una cifra di poco inferiore, ossia 47%.

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