Contributi contratti a termine 2013

 La legge n. 92/2012 ha previsto delle specifiche norme sui contratti a termine che, di fatto, diverranno presto più cari. A partire dal 2013, infatti, le imprese dovranno pagare un contributo aggiuntivo dell’1,4 per cento a titolo di contribuzione al finanziamento dell’Aspi, il nuovo ammortizzatore sociale. Sebbene tale contributo possa esser loro restituito, ma per un massimo di sei mesi, in caso di assunzione a tempo indeterminato, la situazione sembra divenire particolarmente penalizzante per le società che ricorrono a tale forma contrattuale.

Ammortizzatori sociali dal 2013: la Cigs va in pensione


La riforma del lavoro e delle pensioni introdurrà delle modifiche anche nella disciplina degli ammortizzatori sociali. Infatti, dal 2013 la Cassa integrazione straordinaria sarà eliminata per diverse tipologie di imprese, entrerà a regime per alcune categorie e dal 2013 sarà sostituita dal Fondo di Solidarietà.

Nessun rinvio per l’Aspi

 L’Aspi, il nuovo ammortizzatore sociale che andrà a sostituire l’attuale apparato di sostegni e di sussidi, entrerà in vigore regolarmente il 1 gennaio 2013. Verrà tuttavia allungata di tre mesi l’indennità per quei lavoratori in mobilità che abbiano già compiuto 50 anni, oltre ad attribuire alle parti sociali la possibilità di accorciare i termini per la stipula di un nuovo contratto a tempo determinato, aggirando così il periodo di inibizione di 20 o 30 giorni, qualora lo riterranno opportuno.

Mini-Aspi, l’indennità di disoccupazione con requisiti ridotti

 La riforma del lavoro ha introdotto, oltre all’Aspi, anche la Mini-Aspi, una prestazione previdenziale erogata a sostegno dei lavoratori disoccupati che non hanno i requisiti previsti per accedere all’Aspi.

Quindi, oltre all’Assicurazione sociale per l’impiego con requisiti normali, è prevista anche quella con requisiti ridotti, esattamente come per l’indennità di disoccupazione con requisiti ridotti. La Mini-Aspi sarà dunque un altro sostegno al reddito dal 1° gennaio 2013 e assicurerà un’indennità disoccupazione per i lavoratori che abbiano almeno 13 settimane di contributi per attività lavorativa negli ultimi 12 mesi. Anche in questo caso, l’indennità Mini-Aspi spetta se permane lo stato di disoccupazione e nella stessa misura, cioè nello stesso importo rispetto all’Aspi.

Aspi e Mini-Aspi possono decadere oppure essere sospese o essere ridotte in alcuni casi, per i quali il lavoratore ha l’obbligo di restituire l’indennità eventualmente percepita senza averne i requisiti. Ovvero *se perde lo stato di disoccupazione; *se inizia un’attività autonoma senza comunicare all’Inps il reddito annuo presunto derivante dall’attività autonoma; *se raggiunge i requisiti per il pensionamento di vecchiaia o anticipato; *se acquisisce il diritto all’assegno ordinario di invalidità, se però il lavoratore non opta per l’indennità erogata dall’Aspi. In dettaglio…

Aspi, assicurazione sociale per l’impiego: la misura dell’indennità

 Per calcolare l’importo dell’indennità disoccupazione erogata dall’Inps si considera la retribuzione globale lorda percepita dal lavoratore disoccupato negli ultimi due anni, compresi i dati della retribuzione indicati in busta paga e percepiti in maniera continuativa, e le mensilità aggiuntive, ovvero la tredicesima e la quattordicesima.

L’Aspi sarà pari al 75% della retribuzione mensile se questa non supera, nel 2013, i 1.180 euro mensili. Se invece la retribuzione mensile è superiore a questo importo l’indennità disoccupazione è pari al 75% della retribuzione mensile integrata da una somma pari al 25% della differenza tra la retribuzione mensile e l’importo indicato. Il tetto massimo erogato dell’Assicurazione sociale per l’impiego è pari al massimale Cig, che ogni mese è pari a 1.119,32 euro.

Aspi e mini Aspi, tutto sui nuovi ammortizzatori

 Con l’entrata in scena della riforma del lavoro, i vecchi ammortizzatori sociali hanno subito una piccola rivoluzione. Considerato che le turbolenze sono imminenti, è bene prendere confidenza quanto prima con le Aspi e le mini Aspi, i nuovi strumenti di ammortizzazione sociale che il governo ha scelto di introdurre, al fine di costituire un valido sostegno nel tempo per quei lavoratori che si trovassero privi di una posizione da occupare.

Per quanto concerne la Aspi, questa riguarderà tutti i nuovi eventi di disoccupazione involontaria verificatasi a decorrere dal 1 gennaio 2016, e concernerà tutti coloro che hanno almeno due anni di anzianità assicurativa, e 52 settimane di contribuzione nel biennio precedente a quello di inizio del periodo di disoccupazione.

Ritirare l’Aspi in un’unica soluzione

 L’Aspi, la nuova indennità di disoccupazione, potrà anche essere ritirata in un’unica soluzione. L’introito (alternativo alle diverse tranche) potrà essere impiegato per poter avviare un’attività lavorativa autonoma, o entrare in una cooperativa. Si tratta di una misura sperimentale per la durata di tre anni, rappresentativa di una delle maggiori novità della riforma del mercato del lavoro, ancora allo studio delle commissioni del Senato.

Non è, ad ogni modo, l’unica novità che sta emergendo in questo travagliato processo di approvazione della riforma del mercato del lavoro. Uno degli scogli più ardui da affrontare è relativo ai voucher nel settore dell’agricoltura. L’accordo potrebbe essere raggiunto attraverso un ticket sostitutivo, sebbene di difficile sinergia con l’emendamento votato che ha ristretto l’utilizzo del voucher alle aziende con un volume d’affari entro i 7 mila euro.