Dal comparto del gioco alle sex worker, le “altre” lavoratrici colpite dal Covid

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Dura la pandemia per chi lavora con il pubblico. Situazione proibitiva per le lavoratrici del gioco legale e per le sex worker che hanno subito ingenti perdite.

Diverse proteste hanno fatto da eco alla grave crisi del terzo settore scaturito dal lockdown. Non solo le lavoratrici del gioco legale (che hanno organizzato una lunga protesta a Montecitorio nei mesi scorsi) ma anche professionisti della ristorazione fino ad arrivare alle sex worker.

Mentre camerieri, baristi e proprietari di bar e ristoranti sono stati aiutati dal Decreto Ristori, altre categorie sono state completamente abbandonate. Ad esempio, per quanto riguarda il gioco legale, tanti e forti sono stati i dissensi legati alla chiusura delle sale bingo, sale giochi e sale scommesse. Migliaia di lavoratori e lavoratrici si sono trovati, di punto in bianco, senza certezze e con gravi perdite dal punto di vista economico. Completamente opposto il destino dei siti di scommesse online che hanno vissuto un successo senza precedenti.

Il settore del gioco e le sue contraddizioni

Se da una parte il settore del gioco legale fisico si è ritrovato da un momento all’altro chiuso e senza aiuti, di contro i siti di scommesse AAMS, e ce ne sono tanti autorizzati e sicuri, hanno riscontrato un boom senza precedenti. Le scommesse online sono diventate fondamentali per tutti i giocatori in pandemia. Giocare da casa, in piena sicurezza e con la tranquillità di poterlo fare a tutte le ore, sia dal pc che dallo smartphone, ha portato un incremento del fatturato di circa il 37.5%.

Eccezione importante tra tante professionalità che, invece, si sono ritrovate a soffrire tanto le chiusure.

La grande penalizzazione del sex work

I lavoratori e le lavoratrici sessuali sono stati fortemente penalizzati dalla pandemia. E mentre l’Italia cerca di ripartire (anche con lo sblocco dei concorsi) le persone che lavorano con il sesso per strada non sono ancora tutelate e meno lo sono state nella chiusura. Parliamo di persone singole, per la maggior parte immigrati senza permesso di soggiorno e documenti che vivono, anzi sopravvivono, ai margini della società.

Durante il lockdown il sex work è continuato in presenza e di certo non solo su canali virtuali. Il canale virtuale ha bisogno di una maggiore alfabetizzazione, una connessione, dei dispositivi e una carta di credito su cui ricevere soldi. Per questa ragione moltissimi sex worker non hanno potuto sfruttarlo e hanno continuato in strada.

Le strade militarizzate però, soprattutto nella chiusura dell’anno scorso, hanno portato i senza tetto, i sex worker e gli immigrati senza documenti a maggiori sanzioni e controlli. Senza nessun tipo di supporto, aiuto o incentivo legale.

Ci sono stati crowdfunding (come Nessuna da sola che è stato lanciato dal collettivo transfemminista Ombre Rosse e il Comitato per i Diritti Civili delle prostitute) e volontariato ma lo Stato non ha fatto nulla. E non si può contare sui singoli e sul buon cuore in situazioni come queste.

La grande protesta delle lavoratrici davanti al Parlamento Europeo di L’Aja, a marzo di quest’anno, ci ha messo davanti al disagio di persone che pagano tasse e affitti ma che non hanno potuto lavorare. Il punto non è solo il poter lavorare ma anche la totale assenza delle istituzioni in aiuto di questo tipo di lavoro. Accade, certamente, perché è difficile trattare il tema della prostituzione, non solo a livello europeo ma mondiale.

Digitale e delivery: ecco le soluzioni dei ristoratori

Anche i ristoranti così come le pizzerie, i bar e i pub hanno vissuto, con grande difficoltà, il periodo del lockdown. Il Decreto Ristori, sia nella prima che nella seconda chiusura legata al virus, ha stanziato fondi considerati insufficienti. Per questa ragione è stata importante la crescita del delivery su tutto il territorio italiano e anche la digitalizzazione di determinati servizi.

Infatti i ristoratori si sono organizzati, in grande velocità e con una certa competenza, con l’asporto e un delivery di ottimo livello. Applicazioni atte all’acquisto di cibo a domicilio sono state fondamentali per incrementare profitti ridotti quasi allo zero. Lo smartphone è diventato lo strumento per ordinare cibo dai nostri ristoranti di fiducia o per scoprire nuove cucine a poca distanza da noi. La figura professionale del rider ha acquistato grande notorietà e la crescita del food delivery è stata incredibile. Secondo l’Osservatorio B2C del Politecnico di Milano il comparto ha segnato introiti per 566 milioni di euro, con una crescita del 56% rispetto all’anno precedente.

Grandi perdite, quindi, ma anche grandi intuizioni per portare avanti l’economia di tanti paesi, colpiti e affondati da una pandemia che nessuno avrebbe potuto preventivare.

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