Influenza suina e la continuità aziendale

di Francesco Pentella Commenta

Per le aziende l’arrivo dell’influenza stagionale significa dipendenti ammalati e assenti e, di conseguenza, un forte impatto sulla produttività.

Il periodo influenzale del 2009/2010, tuttavia, non sarà come gli altri per via della diffusione pandemica del virus A-H1N1 o influenza suina.

Per ridurre al minimo l’impatto dell’influenza suina, i datori di lavoro, insieme ai dirigenti, devono garantire la continuità delle operazioni anche a fronte di un’esplosione di questo virus che non ha precedenti negli ultimi anni.

L’arrivo di un’influenza stagionale non è mai un bene per le aziende, ma l’influenza suina o H1N1 si differenzia dalle altre perché pone un problema particolarmente complesso. Rispetto ai soliti virus stagionali,che possono comportare rischi soprattutto per gli anziani e i bambini, questo può avere gravi conseguenze anche per la popolazione in età lavorativa.

Alcuni studi pubblicati nel settembre del 2009 indicano che i pazienti affetti da H1N1 restano contagiosi più a lungo (uno su dieci era in grado di diffondere il virus anche dopo 10 giorni di malattia), fattore che necessariamente ritarda il rientro al lavoro per motivi di sicurezza.

Recentemente la Polycom ha diffuso uno studio su come garantire la continuità operativa durante una pandemia; infatti, attraverso un report la Polycom pone in evidenza l’efficacia della comunicazione visiva come strumento in grado di assicurare la continuità operativa e l’efficienza delle aziende e di proteggere i dipendenti durante i picchi di diffusione del virus H1N1.

Secondo la Banca Mondiale, i costi associati ai decessi, alla malattia e alle assenze dal lavoro, uniti a quelli a sostegno delle iniziative volte a prevenire il contagio, potrebbero “ridurre di più di un punto percentuale il PIL dei paesi colpiti dal virus”. La stessa fonte aggiunge che le economie fortemente basate sul turismo subiranno un danno ancora maggiore.

Nel giugno del 2009, l’influenza suina ha colpito l’ufficio Polycom di Slough, nel Regno Unito. Alla fine di luglio, il 10% dei dipendenti era stato contagiato. Polycom è passata all’azione con il suo piano di continuità commerciale che prevedeva l’isolamento a casa dei dipendenti contagiati e anche di tutti gli impiegati di concetto degli stessi reparti.

L’azienda si è assicurata che tutti i telelavoratori disponessero della tecnologia e dei sistemi di comunicazione necessari per portare avanti le attività. A tale scopo, li ha dotati di connettività a banda larga – se non già predisposta – e di una serie di sistemi Polycom per teleconferenza e videoconferenza personale.

Il piano di continuità commerciale di Polycom si basa su tre misure:

  • Mandare a casa i dipendenti contagiati.
  • Imporre una quarantena di sette giorni a tutti gli impiegati di concetto operanti nello stesso reparto dei dipendenti contagiati.
  • Dotare tutti i telelavoratori della necessaria tecnologia di comunicazione Polycom per continuare a essere efficienti e produttivi.

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