Lavoro: precariato e titolo di studio vanno a braccetto

di Redazione 2

Ai tempi della crisi trovare un lavoro è di certo più difficile, e trovarlo qualificato, in linea con il proprio percorso di studi, con la propria esperienza maturata, e con il proprio curriculum, lo è ancora di più. Non a caso, in questi ultimi due anni, non sono mancati i casi di brillanti laureati, ingegneri, dottori in giurisprudenza, architetti e dottori in scienze della comunicazione, che hanno scelto, piuttosto che stare a spasso, ripiegare su lavori non proprio rispondenti al proprio profilo. Trattasi spesso di giovani, vogliosi di emergere, di farsi una posizione, ma che in virtù di scarse opportunità hanno stipulato un contratto a progetto per lavorare in un call center, oppure girano per le strade a proporre carte di credito con la vendita porta a porta.

Ma in ogni caso non è questo lo scenario predominante del precariato nel nostro Paese; da un Rapporto della CGIA di Mestre, infatti, emerge che il precariato in Italia è funzione anche del titolo di studio, visto che circa il 46% dei precari ha come titolo di studio solamente la scuola dell’obbligo, ovverosia la licenza media.

L’associazione degli artigiani mestrina ha rilevato che nel nostro Paese le persone senza un contratto di lavoro stabile sono poco più di 3,5 milioni, un vero e proprio esercito; ebbene, di questi, il 45,9%, pari a 1,6 milioni, ha un titolo di studio che non va oltre la licenza media. Di conseguenza, decade in parte il mito che il precario in Italia sia sempre un giovane laureato; in un contesto di recessione come quello attuale, infatti, le persone con un livello di istruzione basso sono le meno ricercate dalle imprese, le quali puntano sulla qualità delle risorse umane per rilanciarsi e per ristrutturarsi al fine di intercettare la ripresa avvalendosi delle migliori competenze interne.

Ed a fronte di un 46% circa di precari con la scuola dell’obbligo, solamente il 15,8% sul totale è composto da giovani neo laureati, molti dei quali tra l’altro, specie se laureati a pieni voti, non sono disposti a fare dei “lavoretti” ma temporeggiano aspettando di entrare nel mondo del lavoro non solo dalla porta principale, ma in un settore dell’economia in linea con le proprie competenze e le proprie ambizioni.

Commenti (2)

  1. Il punto è che se ti candidi per posizioni “alte”, ti scartano perchè non hai esperienza, e se ti candidi per posizioni “basse”, ti scartano lo stesso perchè non centrano nulla con il tuo titolo di studio. Infatti io è da 1 anno che sono laureato in ingegneria e non riesco a trovare lavoro, mi scartano sempre, qualunque sia il tipo di lavoro per cui mi propongo.

  2. @ Mirko:
    a distanza di quasi 2 anni cosa ci racconti?

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