Linee guida impianti di trattamento dell’aria in ambienti chiusi

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È stato approvato ed emesso dalla Conferenza Stato-Regioni e province autonome l’accordo che definisce la “Procedura operativa per la valutazione e gestione dei rischi correlati all’igiene degli impianti di trattamento aria”, approvata in Commissione consultiva permanente per la salute e sicurezza sul lavoro il 28 novembre scorso.

Il testo pone in evidenza le diverse operazioni da svolgere al fine di rispettare la salute e la sicurezza nei luoghi di lavori; infatti, per assicurare la corretta funzionalità degli impianti e per il mantenimento dei requisiti igienici è necessario effettuare periodici interventi di pulizia e manutenzione che devono prevedere una ispezione visiva e se necessaria una tecnica.

In particolare, l’ispezione visiva permette di accertare lo stato dei vari componenti dell’impianto nell’ambito di interventi manutentivi programmati.

In accordo alla linea guida, si riconosce che i principali componenti dell’impianto da ispezionare sono, nel caso di unità di trattamento dell’aria, le serrande di presa dell’aria esterna dove è necessario valutare la presenza di sporcizia, detriti, resti di origine vegetale e animale.

Non solo, ricadono nel controllo anche i filtri perché è necessario valutare lo stato di deterioramento, la quantità di polvere depositata, la sporcizia e l’eventuale presenza di muffe; è necessario tenere comunque conto delle informazioni fornite dal fabbricante circa la durata dei filtri.

Si prosegue, poi, a ispezionare la vasca di recupero dell’acqua di condensa – è necessario accertarsi che sia pulita, senza detriti, calcare, sedimenti o evidenti tracce di biofilm –  e il sifone di drenaggio dove è necessario valutare la presenza di incrostazioni, sporcizia o qualsiasi altra possibile causa di intasamento.

Infine, ai passa alla valutazione visiva delle pareti (valutare la presenza di sporcizia, ruggine o evidente proliferazione di muffe), delle batterie di scambio termico ( valutare lo stato di conservazione e la presenza di sporcizia, contaminazione microbiologica, incrostazioni o rotture) e degli umidificatori (valutare la presenza di eventuali depositi di calcare o di incrostazioni sulle parti a contatto con l’acqua e il deposito di acqua nella camera di umidificazione).

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