Occupazione rinnovabili: protesta dei lavoratori a Terni

di Redazione Commenta

La scelta dell’attuale Governo in carica di rivedere il sistema delle incentivazioni per la produzione di energia, da parte degli impianti alimentati con le rinnovabili, rischia di mettere in difficoltà le imprese della filiera con ricadute occupazionali negative. Le scelte del Governo, infatti, secondo le Associazioni di settore, ma anche secondo i Sindacati, rischiano di far entrare in crisi un comparto che, invece, negli ultimi anni ha creato occupazione e sviluppo anche quando la crisi finanziaria ed economica era pesante. E così nel nostro Paese, in un’area chiave come quella di Terni, nella giornata di martedì prossimo, 26 aprile 2011, i lavoratori si riuniranno per un sit-in di protesta davanti alla prefettura. A darne notizia è la Cgil nel precisare come la protesta sia stata organizzata dalle segreterie territoriali di Uilcem Uil, Flaei Cisl e Filctem Cgil.

Intanto mercoledì scorso, 20 aprile 2011, la protesta si è tenuta a livello nazionale con lo sciopero dei lavoratori del comparto. Anche in questo caso l’agitazione, la prima in Italia nel settore delle energie rinnovabili, è stata proclamata dai Sindacati di Cgil, Cisl e Uil, ed ha portato, tra l’altro, a manifestazioni dei lavoratori davanti al Parlamento e presso la sede dell’MSE, il Ministero dello Sviluppo economico; ampia, in accordo con quanto riporta la Cgil, è stata l’adesione allo sciopero da parte dei lavoratori di Terni.

Secondo quanto dichiarato congiuntamente dai Sindacati, a rischio nell’area di Terni ci sono ben 500-600 posti di lavoro, a partire dall’impianto di Nera Montoro, un ex sito chimico oggetto di processi di reindustrializzazione. Intanto, dopo aver tra l’altro incassato anche il parere sfavorevole delle Regioni, l’approvazione del quarto Conto Energia è slittata, ma le preoccupazioni restano visto che, come tra l’altro messo in risalto da giorni da parte delle Associazioni delle imprese della filiera, i contenuti della bozza devono essere modificati per evitare nel nostro Paese lo stop alla crescita del comparto delle energie pulite.

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