Il progetto TRANSPO sul distacco dei lavoratori nel trasporto stradale

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Il Ministero del Lavoro e delle Politiche Sociali ha reso disponibile una delle prime guide per le autorità di controllo.

Infatti, la Guida è stata elaborata nell’ambito del progetto TRANSPO (Road Transport Sector and Posting of Workers) un progetto pilota finanziato dalla Commissione Europea (DG Occupazione e Affari Sociali) nell’ambito del programma “Working and living conditions of posted workers” (Contract no. VS/2010/0624).

Nel corso dell’anno 2011 il Ministero del Lavoro e delle Politiche Sociali ha partecipato al Progetto TRANSPO, finanziato dalla Commissione Europea ed attuato in partenariato con l’Istituto Guglielmo Tagliacarne (coordinatore), il Ministero del Lavoro francese e l’Ispettorato del Lavoro della Romania.

Il progetto, volto a realizzare azioni di sensibilizzazione e di informazione sull’applicazione della Direttiva 96/71/CE – relativa al distacco transnazionale di lavoratori nell’ambito di una prestazione di servizi – al settore dell’autotrasporto, ha avuto l’obiettivo principale di acquisire un quadro normativo aggiornato e di rafforzare la cooperazione tra le varie istituzioni coinvolte nei controlli sulla materia in questione.

Infatti, il tema del distacco comunitario, regolato dalla Direttiva n. 96/71/CE, è attualmente al centro di un importante dibattito a livello europeo. La direttiva n. 96/71/CE è oggi  l’espressione di un equilibrio di interessi comunitari e nazionali che da più parti è ritenuto non più attuale e in larga misura non più corrispondente a criteri di equità.

I Paesi membri dell’Unione sono 27 e non più 15 come nel 1996, e il distacco comunitario appare –o almeno è percepito in alcuni Paesi‐ come un fenomeno potenzialmente negativo, attraverso il quale si finiscono per legalizzare situazioni di dumping sociale, piuttosto che come un occasione di espansione dei mercati in grado di garantire maggiori opportunità di commercio e di lavoro.

Alcune delle pronunce della Corte di Giustizia (in particolare la sentenza Viking, C‐438/05 del 11.12.2007, e la sentenza Laval, C‐341/05 del 18.12.2007) hanno destato la preoccupazione delle parti sociali, e delle organizzazioni sindacali in particolare. Si veda a questo proposito la proposta di revisione della Direttiva formulata dal sindacato europeo ETUC/CES del 31 maggio 2010.

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