Dall’Unione Europea la nuova Direttiva sugli appalti pubblici

di Francesco Pentella Commenta

La CGIL si è espressa a proposito della nuova direttiva dell’Unione Europea in fatto di appalti pubblici visto che il progetto di relazione conteneva emendamenti che modificavano sostanzialmente la proposta originaria, primo fra tutti quello che introduceva espressamente l’obbligo di rispettare

i contratti collettivi vigenti nel luogo di prestazione del lavoro, del servizio o della fornitura

quale condizione di aggiudicazione degli appalti. Il testo finale votato dal Comitato parlamentare per il mercato interno è stato però modificato da emendamenti che ne riducono i tratti innovativi.

La CGIL, attraverso una sua nota, ha posto in evidenza che il tema delle clausole sociali è emerso all’attenzione del dibattito europeo a seguito della sentenza Rüffert del 3 aprile 2008 con la quale la Corte di Giustizia ha censurato la legge del Land della Bassa Sassonia che imponeva anche agli aggiudicatari di pubblici appalti con sede all’estero l’obbligo di applicare il contratto collettivo territoriale, privo di efficacia generale.

Infatti, proprio in questo senso si trova il punto cruciale visto che la stessa Corte di Giustizia si è espressa chiaramente nel senso della non applicabilità di una clausola sociale che impone ad un’impresa con sede in un altro Stato membro il rispetto di un contratto collettivo privo di efficacia erga omnes, resta da capire se per il diritto dell’Unione lo stesso limite condizioni la discrezionalità statale nel regolare i pubblici appalti, a prescindere dalla sede di stabilimento dell’impresa aggiudicataria.

Non solo, la sentenza Rüffert ha determinato un processo di revisione delle normative in materia di appalti in tutti i Land tedeschi, nonostante che nel 2006 la Corte Costituzionale si fosse espressa in senso favorevole all’utilizzo delle clausole sociali negli appalti, negando la loro contrarietà alle regole in materia di concorrenza.

Una questione del genere è di estrema importanza con impatti diretti sull’ordinamento italiano; infatti, la sentenza Rüffert rappresenta di per sé un grave vulnus alla disciplina italiana degli appalti pubblici, che riconosce come regola di carattere generale l’obbligo di rispettare i contratti collettivi da parte dei soggetti aggiudicatari di pubblici appalti (ai sensi dell’art. 36 dello Statuto dei lavoratori e art. 118, comma 6 del Codice degli appalti approvato con d.lgs. n. 163/2006 e successive modificazioni).

Lascia un commento

Il tuo indirizzo email non verrà pubblicato.

You may use these HTML tags and attributes: <a href="" title=""> <abbr title=""> <acronym title=""> <b> <blockquote cite=""> <cite> <code> <del datetime=""> <em> <i> <q cite=""> <s> <strike> <strong>