Voucher: sei su dieci vengono utilizzati in agricoltura

di Filadelfio Commenta

Una bella fetta di voucher, detti anche buoni lavoro, viene utilizzata in prevalenza nel settore agricolo, ovverosia in quel comparto dove la sperimentazione di tale strumento è partita nel 2008 proprio nei campi, ed in particolare per la vendemmia, per poi estenderne l’utilizzo anche ad altri settori dell’economia. A mettere in risalto questo dato è la Coldiretti, la quale ha precisato che il 58% del totale dei buoni lavoro venduti è stato utilizzato nel settore agricolo ed in prevalenza nelle Regioni Lombardia, Emilia-Romagna, Veneto e Piemonte. D’altronde i voucher si prestano bene all’utilizzo in agricoltura per il semplice fatto che ci sono mesi dell’anno in cui le imprese agricole hanno bisogno di tanta manodopera stagionale e quindi lo strumento dei buoni lavoro rappresenta un’opportunità sia per il datore di lavoro, che può acquisire prestazioni saltuarie perfettamente in regola, sia per il lavoratore specie se questo appartiene alle fasce più deboli della popolazione.

Secondo l’Organizzazione degli agricoltori, tra l’altro, il buono lavoro si presta molto bene per la regolarizzazione e la semplificazione del lavoro regolare nei campi senza che questo comporti cambiamenti strutturali al settore agricolo visto che le imprese hanno bisogno di manodopera aggiuntiva solo in certe fasi dell’anno, mentre in altre ciò non avviene. Il voucher è in sostanza anche uno strumento anticrisi visto che recentemente il suo utilizzo è stato esteso anche ai lavoratori in cassa integrazione che possono incrementare il proprio reddito percependo una paga complessiva con i buoni lavoro che comunque nell’anno non deve superare i tremila euro.

Inoltre, i voucher contribuiscono a far emergere i lavoretti saltuari che prima venivano svolti in nero, mentre ora con i buoni lavoro in maniera comoda e semplice si può fare tutto alla luce del sole e non solo alle Poste, ma anche in tabaccheria tra poche settimane nelle Regioni Veneto, Sicilia, Puglia, Toscana, Lombardia e Lazio, grazie ad un accordo stipulato dall’Istituto Nazionale per la Previdenza Sociale con la Federazione Italiana Tabaccai.

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