In arrivo il Protocollo d’Intesa con i provvedimenti attuativi sull’apprendistato

 La Regione Basilicata ha pubblicato un Protocollo d’Intesa relativo ai primi provvedimenti attuativi del Testo unico dell’apprendistato ai sensi del Decreto Legislativo n. 167/2011.

Il nuovo Accordo individua alcuni obiettivi affinché gli aspetti formativi del contratto di apprendistato possano essere considerati  fattore di interesse sia per le imprese, sia per le/i giovani; infatti, occorre porre attenzione su una maggiore interazione tra impresa e istituzione formativa, una valorizzazione dell’impresa quale soggetto formativo, una necessaria qualificazione e caratterizzazione del sistema dell’offerta formativa e, infine, la valorizzazione del ruolo delle Parti sociali.

In coerenza con le indicazioni strategiche dell’UE, le Parti  nel perseguire gli obiettivi sopra indicati, valorizzano le politiche di pari opportunità ed il contrasto delle discriminazioni di genere e degli stereotipi, per una società fondata su cultura e valori di equità, non discriminazione e responsabilità sociale degli attori pubblici e privati.

Chiarimenti Inps in di prescrizione dei contributi previdenziali

 Il nostro maggiore Istituto previdenziale, con il messaggio n. 8447 del 16 maggio  2012, fornisce alcuni chiarimenti in merito ai termini prescrizioni dei contributi previdenziali ed assistenziali, disciplinati dalla circolare n. 31 del marzo 2012.

L’Inps, ricorda che una denuncia presentata dopo lo spirare del termine di cinque anni dalla scadenza per il versamento dei contributi non è atto idoneo a rendere operante il meccanismo suddetto e che, in nessun caso, potranno essere recuperati contributi per i quali, alla data della denuncia, sia già maturata l’ordinaria prescrizione quinquennale. A titolo esemplificativo si chiarisce che, per contributi in scadenza a gennaio 2009, la prescrizione interviene a gennaio 2014. In presenza di una denuncia che interviene entro 5 anni dalla scadenza del contributo (per esempio a gennaio 2012), la prescrizione maturerà a gennaio 2019 (e cioè entro 10 anni dalla scadenza del contributo).

Chiarimenti sul trattamento di fine servizio per i dipendenti pubblici

 L’Inps, con messaggio n. 8381 del 15 maggio 2012, fornisce indicazioni operative in merito al personale dipendente iscritto alla Cassa per le pensioni ai dipendenti degli enti locali (CPDEL) e alla Cassa per le pensioni agli insegnanti d’asilo e di scuole elementari parificate (CPI), nonché in relazione all’età di collocamento a riposo dei dirigenti medici e del ruolo sanitario del SSN.

Con la circolare n. 2/2012, il Dipartimento della Funzione Pubblica ha fornito alcune indicazioni interpretative in relazione agli effetti che la nuova disciplina dei trattamenti pensionistici, introdotta dall’art. 24 del decreto legge 6 dicembre 2011, n. 201, convertito dalla legge 22 dicembre 2011, n. 214, produce sul rapporto di lavoro o di impiego dei dipendenti delle pubbliche amministrazioni.

Certificazione dei requisiti per l’indennità di paternità

 Se il padre del bambino è un lavoratore dipendente ha diritto al congedo di paternità e quindi all’indennità dall’Inps.

Tuttavia ha l’obbligo di presentare al datore di lavoro e all’Inps una certificazione dei requisiti per l’indennità di paternità,* dalla quale risulti il suo diritto al congedo di paternità e alla relativa indennità.

Se la madre muore, il padre lavoratore deve allegare alla certificazione anche il relativo certificato di morte oppure una dichiarazione firmata se regolarmente coniugato con la madre morta oppure una dichiarazione sostitutiva dell’atto di notorietà, se padre del bambino, ma non coniugato con la madre del bambino stesso.

Le tutele per il padre e il riconoscimento del congedo di paternità

 In questo spazio vogliamo approfondire quali siano le tutele del padre in caso di sua assenza dal lavoro per congedo di paternità e per il riconoscimento dello stesso congedo di paternità. Esaminandone i vari casi.

In caso di morte della madre, qualunque sia la causa del decesso, il riconoscimento del congedo di paternità è automatico e così anche dell’indennità Inps.

La conservazione del lavoro, i diritti del padre lavoratore

 Il padre lavoratore dipendente in congedo di paternità ha tutti i diritti riconosciuti alla madre nel caso di congedo obbligatorio per maternità.

Fra i diritti primari è il divieto di licenziamento per tutta la durata del congedo e fino a quando il bambino compie un anno. C’è il divieto assoluto di licenziamento e il diritto alla conservazione del posto. Anzi il licenziamento viene ritenuto nullo, a meno che non dipenda da giusta causa, come la cessazione dell’attività oppure la scadenza del termine di un contratto a tempo determinato.

Dal Ministero del Lavoro informazioni in materia di coesione sociali

 Il Ministero del Lavoro e delle Politiche Sociali informa che risulta disponibile il data warehouse di Ministero del Lavoro, Inps e Istat che consente di ottenere dati trattati in differenti forme. Infatti, dal 14 maggio 2012 è disponibile ‘CoesioneSociale.Stat’, il data warehouse che raccoglie oltre 300 indicatori – disaggregati per lo più a livello regionale – prodotti dalla statistica ufficiale italiana sul tema della coesione sociale.

Il Sistema statistico nazionale, è stato messo a punto per la prima volta uno strumento integrato, che raccoglie dati provenienti da più fonti, in grado di rispondere alla crescente domanda di informazioni quantitative solide e dettagliate per supportare l’attività di policy sui temi del lavoro, del capitale umano, della conciliazione tra lavoro e famiglia, della salute, dell’assistenza e previdenza, della povertà e dell’esclusione sociale nel nostro Paese.

In arrivo i nuovi parametri fisici per l’ammissione ai concorsi per il reclutamento nelle forze armate e di polizia

 Il nuovo testo unificato delle proposte di legge A.C. 3160, 4084 e 4113, approvato dalla Commissione difesa della Camera dei Deputati nella seduta del 12 ottobre 2011, è finalizzato a sostituire l’attuale requisito dell’altezza per l’accesso nelle carriere iniziali delle forze armate e di polizia con un diverso parametro che tenga in considerazione la più generale idoneità fisica del candidato allo svolgimento del servizio.

Il numero del progetto di legge è identificato come 3160–4084-4113-A ed è titolato come Modifica all’articolo 635 del codice dell’ordinamento militare, di cui al decreto legislativo 15 marzo 2010, n. 66, in materia di nuovi parametri fisici per l’ammissione ai concorsi per il reclutamento nelle Forze armate.

La formazione del datore di lavoro in materia di sicurezza sul lavoro

 Importanti novità introdotte dall’Accordo Stato-Regioni in materia di sicurezza sul lavoro pubblicato sulla Gazzetta Ufficiale n. 8 dell’11 gennaio 2012 ed entrati in vigore dal 26 gennaio 2012.

Infatti, è stata finalmente approvato l’intesa relativa alla formazione alla sicurezza indicati dall’art. 34, comma 2 (datore di lavoro RSPP) e art. 37, comma 2 (lavoratori, dirigenti e preposti ) del D. Lgs. n. 81/08.

L’articolo 34, svolgimento diretto da parte del datore di lavoro dei compiti di prevenzione e protezione dai rischi, prevede che salvo che nei casi di cui all’articolo 31, comma 6, il datore di lavoro può svolgere direttamente i compiti propri del servizio di prevenzione e protezione dai rischi, di primo soccorso, nonché  di prevenzione incendi e di evacuazione, nelle ipotesi previste nell’allegato 2 dandone preventiva informazione al rappresentante dei lavoratori per la sicurezza.

Indennità di maternità per lavoratrici parasubordinate, modalità di pagamento

 Per quanto riguarda le modalità di pagamento dell’indennità di maternità per lavoratrici parasubordinate, si precisa che l’indennità viene pagata direttamente dall’Inps mediante bonifico bancario o postale (IBAN); oppure allo sportello di un qualsiasi Ufficio Pagatore del territorio nazionale localizzato per CAP.

Naturalmente, la lavoratrice deve presentare dei documenti per un accertamento a priori della sua identità e del suo diritto all’indennità di maternità: un documento di riconoscimento, il codice fiscale e la consegna dell’originale della lettera di avviso della disponibilità del pagamento trasmessa all’interessato via Poste con Posta Prioritaria.

NOTA
Le lavoratrici dipendenti, per il congedo di maternità, in alcuni casi ricevono il pagamento tramite il datore di lavoro

Diritto all’indennità di maternità in caso di interruzione della gravidanza per aborto

 Nel caso di interruzione della gravidanza per aborto bisogna fare dei distinguo. Occorre cioè valutare due casi diversi: l’interruzione prima dei sei mesi di gestazione e l’interruzione dopo i 180 giorni dall’inizio della gravidanza.

Infatti, l’interruzione prima dei sei mesi di gestazione viene considerata aborto, mentre l’interruzione dopo i 180 giorni dall’inizio della gravidanza viene considerata parto. Si ha diritto all’indennità di maternità solo nel secondo caso.

Riassumendo: l’interruzione spontanea, terapeutica o volontaria della gravidanza che si verifica prima del 180° giorno dall’inizio della gestazione, si considera aborto. E in quanto tale non dà diritto all’indennità di maternità.

Rettifiche Inps sulle certificazioni fiscali relative alle prestazioni di sostegno al reddito

 L’Inps, con messaggio n. 8302 dello scorso 14 maggio 2012, informa che risulta disponibile la nuova applicazione Rettifica CUD. Infatti, con questa nuova funzionalità è possibile visualizzare i dati CUD al fine di consentire la ricerca e la visualizzazione dei dati di un qualsiasi soggetto per il quale è presente una certificazione fiscale. L’accesso è consentito a qualsiasi sede; i parametri di ricerca del soggetto possono essere alternativamente un codice fiscale e i dati anagrafici completi.

Le certificazioni possono riguardare il modello CUD per i redditi corrisposti agli assicurati sostitutivi o assimilati a redditi di lavoro dipendente, il modello CUD per i redditi TFR esattoriali, il modello CUD per i redditi corrisposti agli eredi di assicurati e, infine, la dichiarazione per i redditi corrisposti ai lavoratori autonomi e ai parasubordinati professionisti.

La crisi nell’edilizia con 7500 fallimenti

 In tre anni siamo arrivati a quota 7552 su un totale di 33000, tanto che l’Associazione dei costruttori edili lancia l’allarme denunciando che il 23% dei fallimenti avvenuti in Italia riguardano imprese di costruzioni, nel primo trimestre del 2012 si registra un ulteriore aumento delle procedure fallimentari con un aumento dell’8,4% rispetto al primo trimestre dell’anno scorso. I dati diffusi dalla CISL attraverso le pagine del suo quotidiano denunciano che l’area più colpita è quella del Sud e delle isole: tra il 2009 e il 2011 ha infatti subito un aumento del 40% del numero di imprese di costruzioni entrate in procedura fallimentare.

Questi dati regionali pongono in evidenza un aumento dei fallimenti superiori al 40% in Liguria, emilia Romagna, Lazio, Campania, Sicilia e Sardegna. A questo proposito il presidente dell’associazione dei costruttori, Paolo Buzzetti, denuncia una mancanza di una vera politica che possa dare risposte al settore già duramente colpito: il dimezzamento degli investimenti, la pressione fiscale (vicina al 54,5% del pil) e il crollo dei mutui immobiliari, diminuiti del 60% nell’ultimo anno.

La libertà di critica nei confronti del datore di lavoro

 La Corte di Cassazione, con la sentenza n. 7471 del 14 maggio 2012, si è espressa in merito alla libertà di critica nei confronti del datore di lavoro. In base ad una precedenza sentenza, cassazione novembre 1995 n. 11436, il lavoratore che sia anche rappresentante sindacale se, quale lavoratore subordinato, è soggetto allo stesso vincolo di subordinazione degli altri dipendenti, si pone, in relazione all’attività di sindacalista, su un piano paritetico con il datore di lavoro, con esclusione di qualsiasi vincolo di subordinazione, giacché detta attività, espressione di una libertà costituzionalmente garantita dall’art. 39 Cost., non può in quanto diretta alla tutela degli interessi collettivi dei lavoratori nei confronti di quelli contrapposti del datore di lavoro essere subordinata alla volontà di quest’ultimo.

Per questa ragione, la contestazione dell’autorità e della supremazia del datore di lavoro, quando posta in essere dal lavoratore sindacalista e nella propria attività, non può essere sanzionata disciplinarmente.