Lavoro e carriera: il futuro dipende anche dallo stipendio di papà

di Filadelfio Commenta

Chi nasce in una famiglia col padre operaio, può aspirare a diventare in Italia un grande dirigente d’azienda, un politico di primo piano, un astronauta o un notaio? Ebbene, statisticamente la risposta è no visto che si tratterebbe per il nostro Paese di un’eccezione che confermerebbe la regola. La regola è quella che vede il nostro Paese, e nel complesso tutti i Paesi che si affacciano sul Mediterraneo rispetto a quelli nordici, una nazione a bassa mobilita sociale. Questo significa che se il padre è operaio, allora è molto più probabile che il figlio segua il padre e percepisca lo stesso stipendio, mentre il figlio del padre avvocato o notaio, allo stesso modo, e molto probabilmente, continuerà sulle orme del padre. Insomma, a conti fatti il merito appare essere in Italia un optional, con l’Ocse che in un Rapporto di prossima pubblicazione ha proprio misurato nei Paesi dell’Organizzazione per la Cooperazione e lo Sviluppo Economico il livello della mobilità sociale.

In sostanza, quindi, sin dalla nascita non sembrano esserci uguali opportunità e, in accordo con quanto scrive Maurizio Ricci su Repubblica.it, l’Ocse ritiene, ed ha ragione ad affermarlo, che in una nazione a bassa mobilità sociale, letteralmente pietrificata, e dove a valere sono quasi sempre, tranne casi rari, le gerarchie sociali precostituite, si sprecano la capacità dei singoli e si utilizzano male i talenti. Per colmare questa diseguaglianza dalla nascita, che poi emerge solo dopo un paio di decenni, l’Ocse sottolinea l’importanza del sistema scolastico che, garantendo un mix sociale, può appianare le disparità che a livello economico familiare ci sono tra uno studente ed un altro.

D’altronde, l’Ocse sottolinea come si sia uguali alla nascita, ma poi il contesto familiare, ed il relativo peso economico, fanno la differenza nonostante magari il figlio dell’operaio consegua risultati scolastici migliori. Questo per dire che il futuro dei figli dipende anche dallo stipendio di papà, una “dote” che in Italia ancora sembra contare, e crea differenze sociali che con la meritocrazia non hanno nulla a che vedere.

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