Chi si laurea in materie scientifiche ha maggiori possibilità di trovare facilmente un posto di lavoro. A dirlo sono i dati promossi dall’Università degli studi di Milano, secondo cui l’82% dei suoi laureati magistrali avrebbe conseguito un’occupazione a un anno dall’ottenimento del titolo. Le percentuali record riguardano, in particolar modo, la facoltà di matematica, dove il 100% dei laureati magistrali ha conseguito una professione entro un solo anno dal titolo di studio.
Percentuali molto elevate anche per quanto concerne gli informatici (97%), i fisici (90%), i chimici (88%) e i biologi (75%). Ma chi è che assume i neolaureati milanesi? “Sono richiesti dalle aziende multinazionali ma anche da quelle medie e piccole dei settori informatico, chimico, cosmetico, farmaceutico, ma anche dal bancario e dell’assicurativo” – sostiene Barbara Rosina del placement universitario – “ed è ampia la gamma di funzioni di inserimento: dalla tecnica alla ricerca, dal marketing alla produzione, dal commerciale all’information technology”.
La riforma del mercato del lavoro costerà tanto. A dirci quanto è lo stesso governo, che ha stimato in 20 miliardi di euro per il periodo 2014 – 2021 l’onere complessivo per supportare la revisione del sistema occupazionale italiano. Ma da dove proverranno tali fondi? Lo spiega il disegno di legge, che precisa come gli introiti necessari per finanziare la riforma del lavoro giungeranno dall’utilizzo delle maggiori entrate e dei risparmi di spesa, che seguiranno l’applicazione delle misure fiscali previste dallo stesso disegno di legge, e in parte da ulteriori riduzioni di spesa di funzionamento degli enti previdenziali (quantificate in 90 milioni di euro, cui si aggiungeranno 10 milioni dai Monopoli).