Tasso di occupazione femminile: al Sud crolla al 35%

di Redazione Commenta

Nel Sud Italia solamente il 35% delle donne in età lavorativa è occupato. A mettere in evidenza questo dato allarmante è stato il segretario confederale della Cisl Liliana Ocmin, che ha proposto l’apertura di un tavolo promosso dal Ministero del Lavoro, in presenza di tutti i soggetti coinvolti, al fine di valorizzare il lavoro femminile. La situazione, tra l’altro, non è rosea neanche su scala nazionale: in Italia, infatti, solamente il 46% delle donne in età lavorativa è occupato, il che significa che ci sono ben sette milioni di donne che sono escluse dal mercato del lavoro in una fase congiunturale che è molto difficile, e che vede spesso il coniuge disoccupato, inoccupato o in cassa integrazione con tutto quel che ne consegue sul mantenimento di uno stile di vita familiare dignitoso. D’altronde i sette milioni di donne fuori dal mercato del lavoro non hanno di certo tutte scelto di occuparsi solamente della cura della casa; molte di queste, infatti, specie al Sud, risentono delle scarse opportunità occupazionali unitamente alle difficoltà legate al poter conciliare il lavoro con la famiglia.

Una donna in cerca di occupazione, infatti, di norma richiede un impiego flessibile, molto spesso part-time, ma il mercato del lavoro è molto spesso rigido e non dà neanche la possibilità di scegliere. Non a caso, secondo Liliana Ocmin il basso tasso di occupazione delle donne deve far capire come ci siano risorse umane e professionali che sono tuttora sotto-utilizzate e che invece andrebbero valorizzate al fine di poter incrementare l’occupazione nel nostro Paese.

D’altronde, secondo l’esponente del sindacato, l’attuazione delle politiche di genere è in grado non solo di creare vantaggi ed occupazione per le donne, ma anche per gli uomini e nel suo insieme anche per la società. Intanto, Raffaele Bonanni, segretario generale della Cisl, durante un convegno promosso dal Sindacato su “Donna e lavoro“, è tornato a ribadire la necessità di sostenere la famiglia, e per farlo ha chiesto l’istituzione di un “forte assegno”, in questo momento di difficoltà, senza rimanere troppo ancorati alla definizione del quoziente familiare.

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