Il diritto all’indennità di maternità

 Abbiamo già segnalato che, in base al D.M. 12.07.2007, hanno diritto al congedo per maternità, oltre alle lavoratrici dipendenti, anche le lavoratrici iscritte alla gestione separata dell’Inps.

In particolare, quindi, il diritto all’indennità di maternità spetta alle lavoratrici a progetto e alle collaboratrici coordinate e continuative; alle lavoratrici associate in partecipazione; alle libere professioniste iscritte alla gestione separata; alle lavoratrici che svolgono prestazioni occasionali per meno di 30 giorni nell’anno solare e con un compenso inferiore a 5000 euro con lo stesso datore di lavoro; alle lavoratrici comprese nelle categorie “tipiche” di amministratore, sindaco, revisore di società, di associazioni e altri enti con o senza personalità giuridica; alle lavoratrici che svolgano “lavoro autonomo occasionale“; ai venditori “porta a porta”.

Possono usufruire del beneficio la madre naturale; la madre che adotta oppure ha in affidamento un minore, a ricorrere dal giorno in cui il minore entra nell’anagrafica della famiglia; il padre nel caso che la madre muore oppure è affetta da grave patologia o abbandona il figlio oppure se il padre ha il bambino in affidamento esclusivo.

Nuovi ricorsi contro i licenziamenti

 Alcuni emendamenti al decreto di riforma del lavoro Fornero stanno ritoccando la disciplina in merito ai ricorsi contro i licenziamenti. Si tratta – come ampiamente sottolineato – di ritocchi prevalentemente “tecnici”, come ad esempio avviene nell’ipotesi della considerazione dei tempi del giudizio.

Un primo emendamento al decreto chiarisce le modalità di fissazione dell’udienza di comparizione delle parti nel procedimento di tutela urgente contro i licenziamenti. La convocazione potrà avvenire ad esempio con posta elettronica certificata. Successivamente, saranno previsti due termini, di cui uno per la notifica del ricorso e del decreto di fissazione (non inferiore a 25 giorni prima dell’udienza), il secondo non inferiore a cinque giorni prima dell’udienza per la costituzione del resistente. Allungato il termine di fissazione delle udienze, a 40 giorni.

Tutela della maternità per lavoratrici a progetto

 Le donne che lavorano con contratto a progetto, che siano libere professioniste senza cassa o lavoratrici parasubordinate, hanno diritto al congedo e all’indennità di maternità da parte dell’Inps. Naturalmente, per accedere a tali diritti, sono indispensabili precisi requisiti e seguire le modalità richieste. In primis: i requisiti contributivi.

Per quanto riguarda le modalità per presentare la domanda, vediamo in dettaglio quali siano le leggi che le regolano.

La legge tutela la lavoratrice per tutto l’arco temporale compreso fra il periodo della gravidanza e la nascita del bambino e dal primo anno del bambino per otto anni consecutivi. La donna in attesa ha diritto anche al congedo di maternità per cinque mesi, da distribuire nel periodo che precede il parto e in quello che segue il parto, secondo le esigenze. Durante il congedo di maternità la donna ha anche diritto ad una indennità di maternità da parte dell’Inps, in base al D. M. 12 luglio 2007.

Regole collocamento fuori ruolo per avvocati, giudici e procuratori

 Secondo quanto previsto dal recente emendamento proposto da Roberto Giacchetti, al disegno di legge anti corruzione approvato dalle Commissioni Affari Costituzionali e Giustizia della Camera, il collocamento “fuori ruolo” per magistrati (ordinari, amministrativi e contabili), per avvocati e per procuratori dello Stato, non può durare per più di 5 anni consecutivi, per un massimo di 10 nell’arco dell’intera carriera professionale, affinchè gli stessi possano poi assumere incarichi in altre amministrazioni pubbliche.

Il testo proposto, pertanto, oltre a stabilire limiti temporali al “congelamento” dell’attività dei professionisti di cui sopra per svolgere ulteriori incarichi, imporrebbe altresì che il funzionario possa mantenere “esclusivamente il trattamento economico” – si legge nel documento – “fondamentale dell’amministrazione di appartenenza”, contando di fatto solo sul proprio stipendio e non sul frutto di consulenze esterne, attraverso una disposizione da applicarsi anche agli incarichi già in corso.

Regolarizzare lavoratori in nero

 Denunciando spontaneamente i lavoratori in nero si conseguono diversi benefici, come l’esenzione della “maxisanzione” comminata in caso di ispezione. Ma non solo: la denuncia spontanea potrà essere effettuata con la sola C.O. (comunicazione obbligatoria) effettuata entro le 24 ore del giorno antecedente all’accesso ispettivo, escludendo in tal modo il provvedimento sanzionatorio, di misura variabile tra i 1.500 euro e i 12 mila euro per ogni lavoratore irregolare, oltre a spese accessorie.

A ricordare quanto sopra è stata una nota del ministero del lavoro, protocollata 5509/2012, secondo cui la denuncia spontanea sarebbe, sostanzialmente, la misura più semplice per evitare l’attribuzione della c.d. maxisanzione, predisposta per cercare di contrastare il lavoro nero e “l’impiego di lavoratori in assenza di comunicazione preventiva di instaurazione del rapporto di lavoro”.

Ritrovare lavoro è quasi impossibile

 Ritrovare lavoro? Per gli italiani è quasi impossibile. Il 63% dei nostri concittadini sostiene infatti che in caso di perdita della propria occupazione, non riuscirebbe a trovare un nuovo ruolo professionale nel quale inserirsi. Una percentuale elevatissima, che risulta essere più o meno il doppio di quanto rilevato in Germania. Insieme a portoghesi, greci, spagnoli e irlandesi (non a caso, i Paesi maggiormente colpiti dalla crisi economico finanziaria), gli italiani si scoprono così il popolo più pessimista del vecchio Continente.

In termini ancor più sintetici, sembra proprio che a trovare un nuovo lavoro non creda più nessuno. Chi ha un’occupazione farebbe bene a tenersela stretta, ed evitare di finir tagliato dalle riduzioni delle risorse umane che società ed enti privati continuano ad effettuare. Un futuro denso di preoccupazioni è quello che attende anche le nuove generazioni, che non sembrano contribuire a ridurre la proporzione degli sfiduciati nazionali.

Fare impresa in Italia nel 2012

 Fare impresa in Italia è sempre più difficile. A dirlo non lo diciamo noi, ma la Banca Mondiale che, anche nel 2012, ha rinnovato la propria analisi “Ease of doing business”, sulla facilità di avviare e gestire delle attività imprenditoriali. Una sonora bocciatura, quella per il Belpaese, che spinge l’Italia sempre più in basso nella lunga lista di nazionali nelle quali porsi in proprio è più o meno facile.

Scorgendo il corposo elenco della Ease of doing business l’Italia è solamente all’87 mo posto, dietro tutti i principali Paesi dell’Ocse, e dagli apparentemente insospettabili Moldova, Zambia, Ghana o Ruanda. In cima, inarrivabili, Singapore, Hong Kong, Nuova Zelanda e Stati Uniti, veri e propri “paradisi” per chi desidera avviare una nuova attività imprenditoriale. In Europa, il Paese dove è più facile fare impresa è la Danimarca, che figura “solamente” quinta a livello mondiale.

Ma quali sono le cause che spingono l’Italia così in basso nella lista della Ease of doing business? A gravare fondamentalmente sul nostro Paese sono due aspetti: il sistema fiscale, che colloca l’Italia in uno scarsissimo 134 mo posto, e la giustizia civile, che trascina il Paese ancora più in basso, al 158 mo posto su un totale di 183 nazioni osservate.

Peso burocrazia su attività imprese

 Quanto pesano le attività amministrative sulle giornate di imprenditori e artigiani? A calcolarlo è stato un recente studio condotto dall’ufficio analisi della Confartigianato, secondo cui nel corso dell’ultimo anno i piccoli imprenditori e gli artigiani hanno dedicato alla gestione delle pratiche amministrative più di 86,3 milioni di giornate / uomo che, rapportate al numero di imprese esistenti sul territorio nazionale, implica una proporzione di 60 giornate / uomo.

Ancora, considerando che la settimana lavorativa è composta da cinque giorni, significa che nel corso del 2011 le imprese hanno visto ogni risorsa umana impegnata fino al 26 marzo al solo scopo di sbrigare correttamente tutte le pratiche burocratiche, senza potersi dedicare alla vera e propria attività di impresa, quella produttiva e generatrice di giro d’affari per l’organizzazione imprenditoriale.

Casting indossatrici emergenti per sfilata sull’Isola di Ponza

 ALMADELA cerca 12 indossatrici emergenti per una sfilata che si svolgerà a fine giugno alla presenza di stilisti famosi a livello internazionale e, particolare da non sottovalutare, in una location fra le più suggestive del nostro Paese: l’Isola di Ponza.

Ponza: un nome e un fascino inenarrabile che risale a tempi lontani. Un luogo esclusivo, un nome che rievoca le avventure del mitico eroe omerico: è l’affascinante angolo della Riviera D’Ulisse, una piccola isola lungo la Costa Tirrenica, speciale e unica con le sue splendide colline che scendono fino al mare. In questa atmosfera magica di giorno e di sera si svolgerà la sfilata di fine giugno.

Per le selezioni nazionali per INDOSSATRICI EMERGENTI sono già aperte le iscrizioni per le selezioni. L’ALMADELA offre a giovani esordienti del settore moda l’opportunità di farsi conoscere e mettersi in gioco per dimostrare le proprie capacità.

I nuovi lavori del 2030

 Si chiamano guida spaziale, time broker, vertical farmer, costruttore di parti del corpo specialista per il controllo del cambiamento climatico. Chi sono? Sono le nuove professioni del futuro, almeno stando a quanto afferma la società Fast Future, che per conto del Dipartimento della business innovation del governo inglese ha condotto una ricerca sui mestieri che sorgeranno grazie ai nuovi progressi scientifici e professionali.

Riportato da un recente approfondimento condotto da Mio Job, la ricerca sostiene che entro il 2030 la tecnologia cambierà il lavoro, facendo nascere dei veri e propri nuovi settori nei quali i nostri figli potranno andare a inserirsi con ottime professionalità. Tra le 20 professioni del futuro scelte da Fast Future spicca il settore della nanomedicina, cioè di quei professionisti che possono sfruttare adeguatamente le scoperte nel campo della nanotecnologia per creare dispositivi sub atomici e trattamenti che possono trasformare l’assistenza sanitaria.

Cast insegnanti danza classica Scuolaccademica Performing Arts

 Si selezionano insegnanti di danza classica a Roma da inserire nell’organico di “Scuolaccademica Performing Arts”. Naturalmente vengono richiesti particolari requisiti, che vi elenchiamo nel corso dell’articolo.

Riteniamo utile presentarvi la “Scuolaccademica Performing Arts” che offre questa importante opportunità di lavoro e dove l’insegnamento va oltre l’impegno di lavoro: l’insegnamento è una missione, un impegno anche sociale rivolto a condurre gli allievi attraverso un percorso che li conduce direttamente al futuro che sognano.

Perché l’insegnamento deve essere anche amore in senso lato: amore per la materia che s’insegna, amore per il lavoro da svolgere, amore per una missione che consente di plasmare i futuri artisti secondo performance di alto livello, che ne facciano prima allievi modello e poi artisti che abbiano tutte le carte in regola per posizionarsi fra i migliori.

La Scuolaccademica Performing Arts opera seguendo un filo conduttore ben preciso: continuo rinnovamento e ampliamento degli stili. E con un obiettivo primario: preparare i propri allievi artisticamente e professionalmente facendo seguire loro un percorso di studi multidisciplinare: modern, contemporary, hip hop, break dance, ballet e musical (canto, recitazione e tiptap).

Cassa Integrazione aprile 2012

 L’Inps ha comunicato i dati relativi alla cassa integrazione autorizzata del mese di aprile 2012, periodo nel quale è stata registrata una sostanziale e significativa diminuzione delle ore (- 13,6 punti percentuali) rispetto al mese di marzo): in termini assoluti, si è infatti passati dai 99,7 milioni di ore del terzo mese dell’anno, agli 86,2 milioni di ore del successivo periodo di aprile, con una riduzione ulteriore del 5,4% nei confronti dello stesso periodo dell’anno precedente, quando ad essere autorizzate furono 91,1 milioni di euro.

Complessivamente, nel corso dei primi quattro mesi del 2012, sono state autorizzate circa lo stesso numero di ore del primo quadrimestre del 2011: nella prima parte dello scorso esercizio ad essere autorizzate furono infatti 322,93 milioni di ore, contro le 322,85 milioni di ore della prima parte dell’anno in corso.

Irregolarità ispezioni aziendali

 Secondo quanto affermato dal Ministero del Lavoro, nel primo trimestre 2012 un’azienda su due sarebbe risultata irregolare, così come un terzo dei lavoratori. Dati che emergono dalle ispezioni effettuate dalle analisi del Ministero, e che hanno coinvolto oltre 33 mila aziende, che hanno generato più di 16 mila contestazioni di irregolarità. Numeri evidentemente preoccupanti, che celano una diffusissima scarsa attenzione nei confronti delle regole perfino più basilari in materia di sicurezza sul lavoro, e di regolare inquadramento contrattuale.

Stando all’attività di vigilanza compiuta dalla direzione generale per l’attività ispettiva – segnala una nota del Ministero – sono state verificate 91.683 posizioni lavorative, con lavoratori irregolari pari a 31.856 unità, di cui 10.527 unità (cioè, il 33% del totale degli irregolari) totalmente in nero. Per tale motivo, la sanzione comminata è stata quella della sospensione delle attività, che ha riguardato 2.163 aziende.

Stime posti di lavoro 2012

 Secondo quanto affermato da un rapporto Unioncamere 2012 sull’andamento del mercato del lavoro, nel corso dell’anno il Prodotto Interno Lordo calerà di 1,5 punti percentuali, mandando in fumo altri 130 mila posti di lavoro. Per attendere una gradita inversione di tendenza occorrerà analizzare il successivo 2013, quando il Prodotto Interno Lordo subirà un incremento di 0,8 punti percentuali (trascinato, principalmente, da un apprezzamento di 1,3 punti percentuali nel Nord – est Italia).

Sempre secondo quanto affermato da Uninocamere, le regioni del Sud pagheranno “lo scotto più consistente della crisi segnando un decremento del Pil di 1,8 punti percentuali, con Abruzzo, Molise e Basilicata destinate a registrare una contrazione del 2%”. In significativo calo anche i consumi delle famiglie e la spesa per gli investimento, con una flessione di 2,1 punti percentuali e di 3,8 punti percentuali, ancora più grave nel Mezzogiorno d’Italia.