Assunzioni, un’azienda su due lo farà nei prossimi due anni

Quasi un’azienda su due si appresta a effettuare almeno un’assunzione. Il dato, che farà certamente felici i giovani in cerca di un’occupazione, è stato ribadito all’interno di una ricerca realizzata a Regus, società che opera nel comparto della ricerca di soluzioni per gli spazi di lavoro, con una particolare specializzazione nella fornitura di uffici flessibili, che con un elevato grado di elasticità possono sopperire alle esigenze strutturali delle compagini aziendali.

Stando a quanto sostiene Regus, nonostante le prospettive di una crescita economica nazionale siano sempre meno positive, il 46% delle aziende italiane ha affermato di voler incrementare il numero dei propri dipendenti nel corso del prossimo biennio, con il 64% di queste che ha affermato di voler impiegare un maggior numero di liberi professionisti, e il 29% che intende assumere un maggior numero di lavoratori a distanza (telelavoratori).

Tasse lavoro, cuneo fiscale italiano più alto della media Ocse

Secondo quanto affermato dagli economisti dell’Ocse, il cuneo fiscale italiano sarebbe ben più elevato della media internazionale. In altri termini, la pressione fiscale sulle imprese, in merito ai contributi previdenziali sui lavoratori, e le imposte sui salari, sarebbe troppo elevata, e scoraggerebbe così le imprese dall’assumere nuovo personale, specialmente appartenente alle fasce d’età occupazionale più giovani, pur qualificate.

I numeri offerti dall’Ocse lasciano d’altronde ben poco spazio all’interpretazione: il cuneo fiscale che le imprese italiane (e, indirettamente, i loro lavoratori) devono sopportare è pari al 46,9%, contro una media Ocse pari al 34,9%. Dodici punti percentuali in più, che tradotti in termini concreti, e di progetti e di speranze occupazionali, creano un divario straordinariamente eccessivo tra le aziende italiane e le colleghe estere.

Omosessuali discriminati sul lavoro

Si chiama “Io Sono Io Lavoro” ed è una ricerca scientifica quali-quantitativa nazionale realizzata da Arcigay con il contributo del Ministero del Lavoro e delle Politiche sociali con lo scopo di capire quanti omosessuali vengono discriminati sul posto di lavoro; grazie a 2.229 questionari, 52 interviste a testimoni qualificati e 17 storie è emerso un quadro che dovrebbe farci riflettere e che è stato commentato da Paolo Patanè, presidente nazionale Arcigay

Grazie a questa ricerca la discriminazione delle persone gay, lesbiche, bisessuali e trans sul lavoro assume una dimensione reale sia attraverso i dati qualitativi che quantitativi

Con la comprensione delle cause e della modalità della discriminazione di gay, lesbiche, bisessuali e trans sul lavoro possiamo finalmente definire delle strategie di prevenzione e contrasto non su situazioni presunte ma sul clima, spesso pesante, che si respira in imprese, aziende o enti pubblici. L’urgenza è quella di convincere le vittime a denunciare: la ricerca è chiarissima su questo. Gay, lesbiche, bisessuali e trans, se vittime di discriminazione, sono impotenti e non hanno punti di riferimento. Lavoreremo su questo

Giovani e pensioni: sarà pari al 70% dell’ultimo stipendio

Secondo quanto riportato dal Corriere.it è vero che si andrà in pensione sempre più tardi ma proprio questo la renderà più “corposa” ; sembra insomma prospettarsi un futuro più roseo rispetto a quello immaginato fino ad oggi. Ecco un esempio:

Una persona che comincia a lavorare oggi a 34 anni e andrà in pensione nel 2046 dopo 35 anni di lavoro dipendente prenderà il 70% dell’ultimo stipendio. Che si riduce al 54% per un lavoratore autonomo (ma questi versano all’Inps il 20% contro il 33% dei dipendenti). Anche ipotizzando il caso di un precario che restasse tale per tutta la vita lavorativa, la conclusione è che andrebbe in pensione con un assegno pari al 57% dell’ultima retribuzione

I bamboccioni che vivono con mamma e papà sono in aumento

Non solo non riusciamo a trovare un lavoro ma veniamo costantemente chiamati “bamboccioni; purtroppo però il fatto di continuare a vivere in casa con mamma e papà anche da adulti dipende da noi, ma solo fino ad un certo punto. Gli affitti soprattutto nelle grandi città hanno raggiunto cifre altissime e per chi non ha uno stipendio fisso diventa impossibile andare a vivere da soli. Le cifre diffuse da Bankitalia dicono che il 60% dei giovani di età compresa tra i 18 e i 34 anni vive ancora con i genitori; questa percentuale sale fino ad arrivare al 90% se si prendono in considerazione solo gli under ’24.

Gli spagnoli? Con la valigia pronta per emigrare

Non è solo la situazione italiana ad essere particolarmente drammatica; anche gli spagnoli non se la passano affatto bene. Saranno molti quelli che infatti lasceranno la Spagna: oltre 580 mila secondo l’Ine, l’istituto nazionale di statistica.

Il lavoro per i giovani? Non c’è e la pensa così anche Draghi

Non ci vuole molto a capire che per noi giovani la situazione da un punto di vista lavorativo non è di certo rosea: pochissimi contratti di lavoro, infiniti stage e noi verremo ricordati per essere la “generazione dei precari“.

Giovani e meno giovani che a fatica riescono ad arrivare a fine mese e che passano ore ed ore a spulciare tra le offerte di lavoro nella speranza di poter trovare un’occupazione decente, possibilmente non sottopagata ed in regola. Giovani che insomma sognano! Sì perchè dati i giovani senza lavoro sono uno su tre!

Credito d’imposta per assunzioni a tempo indeterminato al Sud

Una buona notizia sul fronte occupazionale e in questi tempi di crisi sembra una merca molto rara; l’UE ha infatti dato il via libera al credito d’imposta per assunzioni a tempo indeterminato nel Mezzogiorno, varato con il decreto sviluppo dello scorso luglio.

In Belgio obbligo di timbrare il cartellino anche per la pausa sigaretta

 Chissà se venisse fatta una cosa del genere in Italia, cosa accadrebbe? In Vallonia, la parte francese del Belgio i 18.000 impiegati pubblici devono timbrare il cartellino anche quando entrano e escono per andare a fumare; questa novità, è stata riportata dal quotidiano Le Soir che ha parlato di una circolare firmata dal direttore generale dei Servizio Pubblico della Vallonia.

In questa circolare viene messo in evidenza il fatto che la pausa pranzo non può essere ricondotta all’orario di lavoro e che quindi tale tempo deve essere recuperato; inoltre, gli impiegati devono fumare nei pressi dell’edicio in cui lavorano.

Giovani e Partita Iva: l’inchiesta del programma Presa Diretta

Ieri sera a Presa Diretta è andato in onda un programma dedicato ai giovani precari del nostro paese cui sempre più spesso viene richiesta una Partita Iva: giornalisti, architetti, archeologi. Siamo il paese delle partite iva; siamo il paese degli sfruttati, degli sfruttatori, degli stagisti. Ma è proprio il discorso della Partita Iva che dovrebbe farci riflettere: in realtà molto spesso questo tipo di rapporto nasconde un lavoro di tipo subordinato. E sono pochi quelli che alla fine parlano; probabilmento lo fanno alla fine quando non riescono più ad andare avanti.