Master e formazione ambientale: lavoro sicuro e di alto profilo

di Redazione Commenta

In tutto il mondo, compresa l’Italia, si sta sviluppando a ritmi esponenziali il cosiddetto “mercato verde“, ovverosia quello che assorbe a livello occupazionale figure professionali specializzate nel settore dell’ambiente, della tutela del territorio e del risparmio energetico. Trattasi dei cosiddetti “green jobs” che, a detta di molti, rappresentano le professioni del futuro ed un volano per una crescita sostenibile dell’economia mondiale. Non a caso, in Italia l’Isfol, Istituto per lo Sviluppo della Formazione Professionale dei Lavoratori, ha condotto un’indagine sulle “professioni ecologiche”, rilevando come i master e la formazione in questo settore, ovverosia quello ambientale, permettano, in otto casi su dieci, di trovare lavoro dopo appena un anno. Rispetto ad altre tipologie di master, chi lo ha concluso, ed ha trovato lavoro sul “mercato verde“, si è “sistemato”, nell’80% dei casi, nell’arco di sei mesi e con un’occupazione di alto profilo.

I master ambientali che, nell’85% dei casi, portano a trovare in tempi i brevi un posto di lavoro, sono quelli di secondo livello, mentre con i master privati la percentuale scende all’83% ma è pur sempre molto alta. Gli occupati che hanno seguito un percorso di formazione/specializzazione ambientale, in quasi sette casi su dieci, secondo le rilevazioni dell’Isfol, trovano un’occupazione giudicata rispondente al proprio profilo; ma in ogni caso chi trova lavoro in questo settore ricopre cariche e funzioni ad elevata specializzazione nel campo delle professioni scientifiche ed intellettuali.

Un altro dato interessante del “mercato verde” è quello relativo all’occupazione di posti di livello medio alto da parte delle donne, con una percentuale del 61,7% rispetto al 32,3% degli uomini; questo perché quando si parla di “green jobs” la donna rispetto all’uomo in questo settore può far leva su un elevato livello di scolarità. Nel complesso, l’Isfol dai dati del Rapporto trae la conclusione che sarà proprio la green economy, nel XXI secolo, il volano e la nuova frontiera della crescita economica, ragion per cui il nostro Paese deve continuare a perseguire politiche ed azioni finalizzate a rispettare gli obiettivi sulla riduzione delle emissioni di anidride carbonica (CO2).

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