Scuola e formazione: 336 corsi regionali in Lombardia

di Redazione 2

Sono ben 115 sul territorio lombardo gli Istituti scolastici che saranno in grado di offrire dei percorsi regionali di istruzione e di formazione professionale. A darne notizia è la Regione Lombardia dopo che si è provveduto ad approvare, attraverso un decreto del direttore generale dell’assessorato all’Istruzione, Formazione e Lavoro, il Piano relativo all’offerta formativa destinata alle scuole secondarie superiori statali sul territorio lombardo. L’offerta formativa, composta da ben 336 corsi regionali, prevede ben 48 corsi di operatore ai servizi di promozione e accoglienza, 42 di operatore meccanico, 34 per operatore amministrativo segretariale, 28 per operatore della ristorazione e 20 per operatore dell’abbigliamento. Ma ci sono anche 4 corsi per tecnico dei servizi di animazione turistico sportiva e del tempo libero, 5 per tecnico della comunicazione audio-video, 14 per operatore di impianti termoidraulici, 14 per operatore alla riparazione di veicoli a motore e molti altri.

La Regione Lombardia ha provveduto ad approvare il Piano di istruzione e formazione per gli Istituti scolastici dopo aver avviato un confronto sia con le Province, sia con il mondo della formazione, dell’imprenditoria e dei sindacati; è poi ogni Provincia lombarda che approva il proprio Piano di istruzione e formazione al fine di inviarlo alla Regione. L’offerta di istruzione e formazione, secondo quanto messo in evidenza dall’Amministrazione regionale, ha fatto registrare adesioni oltre ogni aspettativa, ed è frutto di un accordo che nel marzo dello scorso anno la Regione Lombardia ha siglato con il Ministero dell’Istruzione, dell’Università e della Ricerca al fine di mettere a punto, nelle scuole di Stato, dei percorsi di istruzione e di formazione a carattere regionale.

Un altro vantaggio dei corsi regionali, a favore degli Enti locali, è quello relativo ad un maggior monitoraggio per quel che riguarda il fenomeno della dispersione scolastica, visto che in questo modo i Comuni potranno incrociare i dati dei residenti sul territorio con quelli dell’anagrafe regionale degli studenti.

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