Lavoro e famiglia: alle donne piace il part time

 A quali condizioni in Italia le donne sono disposte a lavorare? Ebbene, la risposta al riguardo ce la può fornire l’Isfol in base ad un’indagine da cui è emerso come una donna bisognosa di conciliare il lavoro con la famiglia punti in prevalenza su un’occupazione part time, ovverosia con orario ridotto e comunque flessibile. Le pretese economiche, a fronte di venticinque ore settimanali di lavoro, spaziano dai 500 ai 1.000 euro mensili e comunque tali da superare le spese che ci si trova ad affrontare per affidare a terzi la cura della famiglia. L’indagine dell’Isfol, dal titolo “Perché non lavori?“, mette in evidenza come la donna in Italia sia letteralmente in bilico tra famiglia e lavoro, e come la presenza o meno di servizi pubblici incida sull’attività o sull’inattività delle donne sul territorio.

Provincia di Sassari: “Io Donna, Io Lavoro” contro le differenze di genere

 Si chiama “Io Donna, Io Lavoro”, ed è un Progetto che in Provincia di Sassari è stato avviato per il contrasto alle differenze di genere; l’obiettivo è quello di assegnare 45 voucher aventi ciascuno un valore di cinquemila euro che possono servire o come contributo di sostegno al reddito, oppure come contributo all’avvio di un’impresa. Le beneficiarie sono le donne in condizioni di svantaggio a livello lavorativo, ovverosia inoccupate o disoccupate della Provincia che non percepiscono l’indennità di disoccupazione e che, contestualmente, siano propense ad avviare un percorso finalizzato al loro inserimento o reinserimento lavorativo in accordo con un “Patto di Servizio” che i soggetti beneficiari dovranno obbligatoriamente sottoscrivere. Dei 45 voucher, 25 sono già stati assegnati e permetteranno di contribuire alla lotta all’inoccupazione ed alla disoccupazione femminile; Salvatore Marino, Assessore alle Politiche del lavoro della Provincia di Sassari, ha fatto presente come i voucher assegnati siano solo “una goccia in un mare di disagio“, ma in ogni caso è un buon punto di partenza.

Lavoro e carriera: il futuro dipende anche dallo stipendio di papà

 Chi nasce in una famiglia col padre operaio, può aspirare a diventare in Italia un grande dirigente d’azienda, un politico di primo piano, un astronauta o un notaio? Ebbene, statisticamente la risposta è no visto che si tratterebbe per il nostro Paese di un’eccezione che confermerebbe la regola. La regola è quella che vede il nostro Paese, e nel complesso tutti i Paesi che si affacciano sul Mediterraneo rispetto a quelli nordici, una nazione a bassa mobilita sociale. Questo significa che se il padre è operaio, allora è molto più probabile che il figlio segua il padre e percepisca lo stesso stipendio, mentre il figlio del padre avvocato o notaio, allo stesso modo, e molto probabilmente, continuerà sulle orme del padre. Insomma, a conti fatti il merito appare essere in Italia un optional, con l’Ocse che in un Rapporto di prossima pubblicazione ha proprio misurato nei Paesi dell’Organizzazione per la Cooperazione e lo Sviluppo Economico il livello della mobilità sociale.

Lavoro e vita familiare: Lazio, Bando per la Flexicurity di genere

 Sul Bollettino Ufficiale delle Regione Lazio (BURL) di oggi, sabato 20 febbraio 2010, è stato pubblicato un Avviso Pubblico recante “Interventi in impresa volti a favorire la conciliazione tra vita familiare e vita lavorativa in un’ottica di flexicurity“. A darne notizia è stata Alessandra Tibaldi, assessore regionale al Lavoro, alle Pari opportunità ed alle Politiche giovanili, la quale ha presentato il relativo Bando sulla “Flexicurity di genere” che ha una dote pari a ben 9,5 milioni di euro. La misura è finalizzata a garantire sul territorio laziale, a favore dei lavoratori, in primis le donne, una migliore conciliazione tra vita familiare e vita lavorativa; al Bando, attraverso la presentazione di progetti con tale finalità, possono accedere i datori di lavoro del settore privato, sia singolarmente, sia in forma associata ed anche attraverso un partenariato con gli Enti pubblici.

Lavoro e famiglia: Emilia-Romagna, voucher per nidi d’infanzia

 Al fine di poter conciliare il lavoro con la cura della famiglia, nella Regione Emilia-Romagna l’Amministrazione, per il secondo anno consecutivo, ha provveduto a stanziare risorse per l’abbattimento della spesa per i nidi d’infanzia. Questo potrà avvenire grazie all’erogazione di ben 15 mila voucher a fronte di uno stanziamento pari a 3,7 milioni di euro a valere sull’anno scolastico 2010-2011. Il valore massimo erogabile di ogni singolo voucher è pari a 250 euro; l’assegnazione del contributo è a cura dei Comuni, i quali lo dovranno erogare a favore di quelle famiglie che fruiscono sul territorio di nidi d’infanzia presso strutture private che sono autorizzate e che sono in grado di garantire giornalmente un numero minimo di ore di frequenza pari a sei unitamente ad un minimo di apertura annuale pari a 190 giorni, ed alla garanzia di erogazione del servizio pasti.

Giovani e lavoro: come e perché si decide di andare via di casa

 Molto spesso i componenti del nucleo familiare, ed in particolare i figli, decidono di andare via da casa per lavoro, ma non è questo l’unico “stimolo” che influisce sul bisogno, più o meno “forzato”, di autonomia. Al riguardo, l’Istat, Istituto Nazionale di Statistica, ha condotto un’indagine, da cui è infatti emerso che nel 2007 il 43,5% dei giovani occupati non ha lasciato la casa dei genitori per motivi di lavoro, ma semplicemente per il fatto di sposarsi. Ma anche senza il vincolo di matrimonio il 15,1% dei giovani occupati ha lasciato la casa d’origine per instaurare una convivenza con il proprio partner, con una percentuale che balza al 19,2% per i giovani con un’età inferiore ai 30 anni. Il bisogno di autonomia, indipendentemente dal motivo per cui ciò accade, è più elevato negli uomini in ragione del 34,5%, mentre la percentuale è meno della metà per le donne con un “modesto” 15%. Interessante è anche il dato sulle motivazioni che spingono le donne al bisogno di autonomia; in sei casi su dieci, infatti, il motivo non è lavorativo, ma quello legato al fatto di convolare a nozze con il proprio partner.

Lavoro irregolare: nel Mezzogiorno rende meno aspra la crisi

 Nel Sud del nostro Paese, dalla Puglia alla Calabria e passando per la Basilicata e la Sicilia, il prodotto interno lordo quest’anno farà registrare delle ampie cadute: dal -7% della Basilicata al 5,5% della Puglia e passando per il 5% di calo circa della Sicilia e della Campania; il tutto a fronte di un sensibile incremento dei disoccupati, con un tasso che oscilla tra il 12% ed il 13%, cui si aggiunge un tasso di disoccupazione giovanile che sfiora in certi casi il 40%. Ebbene, sulla base di questi numeri “orribili”, come fa la popolazione del Sud a sbarcare il lunario? Al riguardo, la CGIA di Mestre ha rilevato che nel Mezzogiorno il lavoro irregolare, quello “nero” per intenderci, funge da vero e proprio ammortizzatore contro la crisi finanziaria ed economica, ragion per cui, se non trattasi di un’attività gestita dalla criminalità organizzata, le forme di lavoro nero non andrebbero demonizzate.

Occupazione e famiglia: lavorare come “mamma in prestito”

 Nei momenti di difficoltà l’unione fa la forza, ed ora come non mai, ai tempi della crisi, c’è bisogno non solo all’interno della famiglia, ma anche tra le persone che ci circondano, grande coesione, spirito di solidarietà, disponibilità e spesso anche grande “inventiva“. Rispetto al passato, di fronte alle difficoltà, non è più solo il padre a portare i soldi a casa, mentre la madre di occupa della famiglia. Oramai è necessario sempre di più che in famiglia entrino due stipendi, e quindi per la madre/moglie è sempre più difficile conciliare il lavoro con la cura della famiglia. Ma per ogni cosa c’è quasi sempre una soluzione, e non a caso nel nostro Paese si sta diffondendo una nuova “professione“, quella della “mamma in prestito”, ovverosia una madre che, avendo già dei figli, si occupa anche di quelli di un’altra madre che lavora.

Donna, lavoratrice e mamma: equilibrio possibile?

 La notizia è dello scorso mese di gennaio ma le indagini si sono chiuse solamente qualche giorno fa. Stiamo parlando di Catherine Bailey, 41 anni, avvocato di successo e madre di 3 bambine. La donna è morta gettandosi in una fredda sera di gennaio tra le nelle acque del Tamigi.

Prima di morire ha inviato un sms al marito

Mi dispiace, Un grande bacio. Manda tutto il mio amore alle ragazze. Tienile strette (Via|Leggo.it)

Ora, si è arrivati alla conclusione che la donna soffrisse di depressione post parto. Depressione che colpisce moltissime donne. Forse il lavoro e il dover crescere tre bambini per lei era un “peso eccessivo”.

Non solo lavoro! Ho anche una famiglia

 Secondo voi i lavoratori sono stressati? Secondo noi, sì. Ed a poco servono le giornate “No Tecnostress Days“: 100 giornate all’insegna del relax“, giornate all’insegna del benessere che da giugno a settembre accompagneranno i vacanzieri in alcune località marittime se poi in pratica pensiamo sempre a quel cliente che non ha risposto alla mail oppure al contratto da chiudere in fretta. E  pc e cellulari continuano a fare capolino come se oramai fossero dei membri acquisiti della famiglia. Certo è che questo non è affatto salutare ma non possiamo negare per alcuni di noi si ha proprio la necessità di continuare a leggere mail o controlllare il web anche durante le tanto desiderate vacanze.  Dovremmo però  imparare a controllarci: facile a dirsi ma complicato poi da mettere in pratica, vero?

Donne: maternità e carriera

Il lavoro e la  famiglia non sempre sono conciliabili. In una società che chiede costantemente ai lavoratori di essere il più possibile specializzati e informati sono sempre di più le donne che rinunciano alla gioia della maternità per la carriera.

O quanto meno sono diverse le donne che decidono di avere il primo figlio in “tarda età” con la spiacevole conseguenza che questi stessi bambini si ritroveranno ad avere a che fare con mamme/nonne.

Non possiamo imputare la “colpa” di questo solo alla donna che desidera competere con gli uomini. Piuttosto potremmo provare a chiederci quali possibili soluzioni e/o alternative una società moderna come la nostra potrebbe e dovrebbe mettere in pratica.

Niente lavoro? Niente famiglia…

Vorremmo prendere spunto da un paio di commenti che alcuni lettori di Gazzetta del Lavoro hanno scritto in riferimento all’articolo sulle Raccomandazioni.

Io sono fortunato in quanto anche se ho un lavoro temporaneo ho pur sempre un lavoro, questo è vero. Però non può andare avanti così. Un lavoro temporaneo non ti da alcuna garanzia e mettere su famiglia è impossibile. Non è vivere ma sopravvivere. Ci sono mattine che vorrei non alzarmi perchè conduco veramente una vita schifosa. Casa e lavoro, vita sociale zero e stipendio minimo.

e

anche io sono impossibilitato a mettere su famiglia, la mia convivente lavora in banca ma con contratto a termine, io ho il posto fisso ma è fisso fino a quando non mi mettono in mobilità..
Ci hanno tolto anche le cose base della vita, la famiglia..