Pensione anticipata 63 anni, requisiti e contributi previsti per i giovani lavoratori

 Pensione almeno 2,8 volte l’assegno sociale: è questo uno dei requisiti per i giovani lavoratori ai fini dell’accesso alla pensione anticipata a 63 anni invece che a 67.

Ma facendo bene i conti, si arriva ad una conclusione: un giovane, per ottenere la pensione anticipata, deve avere un reddito annuo molto alto ovvero 45 mila euro per i dipendenti, 55 mila euro per i lavoratori a progetto, 62 mila euro gli autonomi. Quindi, una retribuzione annua consistente per raggiungere il requisito del “2,8 volte l’importo dell’assegno sociale”: 45 mila, 55 mila e 62 mila euro, come già precisato, sono le retribuzioni lorde che deve produrre un giovane lavoratore per maturare la prima rata di pensione di 1.201 andando in pensione a 63 anni con almeno 20 anni di contributi versati.

I CALCOLI IN DETTAGLIO
Reddito di 45.000 euro per lavoratori dipendenti: se i contributi Inps devono essere pari a circa un terzo dell’imponibile contributivo, il lavoratore dipendente, per versare 15.000 euro di contributi all’anno, dovrà avere un lordo in busta paga di 45.000 euro per ogni anno (15 mila moltiplicato per 3 = 45). Per 20 anni di contributi come minimo.

Addetti ai lavori usuranti, dal 2012 in pensione senza i tre anni di anticipo

 Novità per i lavoratori addetti a mansioni usuranti: non passano al nuovo sistema pensionistico, restano nel vecchio sistema delle quote, ma perdono i benefici previsti dal Decreto legislativo n. 67 del 2011, ovvero perdono la riduzione di tre anni sull’età anagrafica e quindi non andranno più in pensione con tre anni di anticipo, ma andranno in pensione tre anni più tardi.

Per il periodo 2008, 2009, 2010 e soprattutto per il 2011 i requisiti previsti dal Decreto legislativo n. 67 del 2011 rimangono invariati, quindi i lavoratori che rientrano in questo periodo potranno beneficiare della riduzione prevista, ma non i lavoratori addetti ai lavori usuranti che maturano i requisiti per l’accesso alla pensione dal 2012 in poi.

Addetti lavori usuranti, accesso alla pensione con il sistema delle quote

 Dal 2012 i lavoratori che svolgono lavori usuranti accedono alla pensione con il sistema delle quote della pensione di anzianità, ma senza i tre anni di anticipo. La norma è stata introdotta dalla riforma Monti.

Ripercorriamone l’iter, per maggiore chiarezza. Con il decreto legge n.67 del 2011 era stato introdotto un sistema ”transitorio”, in base al quale i lavoratori potevano accedere ad un pensionamento anticipato di tre anni a partire dal 2013, se in possesso dei requisiti per essere considerati addetti ai lavori usuranti, ovvero per aver svolto attività usurante per sette anni negli ultimi dieci. Con il sistema delle quote, però, i lavoratori potevano avere uno sconto sull’età anagrafica necessaria per l’accesso alla pensione di anzianità.

Ma con la riforma delle pensioni introdotta dal Governo Monti nel dicembre 2011, le regole sono cambiate per tutti i lavoratori: non solo per i lavoratori dipendenti e autonomi, ma anche per i lavoratori addetti a mansioni pesanti e particolarmente usuranti, per i quali proprio qualche mese prima un decreto specifico per la categoria aveva riformato l’accesso alla pensione

Riforma pensioni, i lavoratori penalizzati dal nuovo sistema pensionistico

 Le novità del nuovo sistema pensionistico penalizzano alcuni lavoratori che non possono usufruire di esoneri, deroghe o altri benefici, ché anzi ne traggono un danno non lieve. A cominciare dal prolungamento degli anni di lavoro con conseguente ritardo nell’accesso alla pensione.

Cerchiamo di capire, in dettaglio, quali sono i lavoratori penalizzati dal nuovo sistema pensionistico, iniziando dai lavoratori che avrebbero raggiunto la quota nel 2013 e dai lavoratori prossimi alla pensione, ovvero che maturano i vecchi requisiti nel 2012 e nel 2013 o nei prossimi anni. Sono certamente penalizzati tutti i lavoratori che avrebbero raggiunto la pensione di anzianità nel 2013 con il sistema delle quote, esattamente quota 97 con 61 anni di età e 35 anni di contributi.

Assegno di maternità dei Comuni per lavoratrici disoccupate

 Il diritto all’indennità di maternità viene riconosciuto alle lavoratrici disoccupate, anche se non hanno i requisiti contributivi previsti per le lavoratrici dipendenti, parasubordinate e autonome.

La legge, quindi, riconosce anche alle lavoratrici senza lavoro e in attesa di un figlio il diritto alla tutela e ad una prestazione assistenziale a sostegno del proprio reddito, se non hanno altre coperture previdenziali di maternità. In questo caso le donne senza lavoro hanno diritto all’assegno di maternità erogato dal Comune di residenza, che viene però pagato dall’Inps.

L’assegno di maternità del Comune è una prestazione speciale previdenziale a favore delle lavoratrici disoccupate, che non beneficiano di nessuna tutela per la maternità, per il periodo di gravidanza e per la nascita di un figlio. In realtà questa prestazione, come già detto, viene pagata dall’Inps dopo aver ricevuto dal Comune di residenza della madre tutti i dati necessari per il pagamento.

I casi vari delle norme pensionistiche, fra esoneri e deroghe

 Precisiamo che ci sono delle categorie di lavoratori che non rientrano nelle nuove norme del sistema pensionistico a partire dal 2012 e quindi ne sono esonerate, e altre per le quali invece sono previste delle deroghe alle nuove norme pensionistiche rapportate ovviamente alle categorie cui appartengono.

Fra coloro che possono beneficiare della deroga al nuovo sistema pensionistico rientrano i lavoratori uomini dipendenti del settore privato, titolari di un contratto di lavoro come dipendenti del settore privato. Questi lavoratori possono beneficiare della deroga alle nuove norme pensionistiche se maturano il requisito della pensione di anzianità previsto nel 2012, cioè la quota 96 (ovvero 60 anni + 36 anni = quota 96), confermata anche nel 2012.

Si può andare in pensione anche con minimo 60 anni di attività lavorativa e 35 anni di contributi se si hanno i requisiti del 2011, cioè se un lavoratore uomo del settore privato raggiunge quota 96 ed un minimo di 60 anni di età e 35 di contributi entro il 31 dicembre 2012. Quindi, per avere la deroga, il lavoratore deve aver compiuto nel 2012 almeno 60 anni di età e 36 anni di contributi, oppure almeno 61 anni di età e con 35 anni di contributi.

La certificazione del diritto alla pensione

 La riforma Monti ha modificato il sistema pensionistico e prevede, per chi ha maturato il diritto alla pensione entro il 31 dicembre 2011, il diritto a chiedere al proprio ente previdenziale – Inps, Inpdap e altri – la certificazione del diritto alla pensione.

Va chiarito, comunque, che la certificazione non è obbligatoria per dimostrare il diritto alla pensione, che comunque è garantito a chi ne ha i requisiti. Tuttavia, secondo quanto previsto dall’art. 24 comma 3 del Decreto Legge n. 201, il lavoratore ha il diritto di richiedere ed ottenere la certificazione del diritto alla prestazione pensionistica.

Questa certificazione, in base al decreto legge n. 201 del 6 dicembre 2011, dà la certezza di aver raggiunto i requisiti per la pensione con il sistema in vigore fino al 2011 e soprattutto ai lavoratori dà una maggiore tranquillità. Quindi si dà un consiglio ai lavoratori prossimi alla pensione o che hanno diritto alla pensione sulla base degli anni di contributi versati o dell’età anagrafica raggiunta o delle quote raggiunte: richiedere la certificazione del diritto alla pensione .

Lanciare una start up con Fulbright

 Il programma Fulbright Best (dove Best sta per Business Exchange and Student Training) è un’interessantissima opportunità professionale e formativa che permetterà ai giovani di tutto il mondo di poter frequentare dei percorsi di apprendimento nell’imprenditoria, con training accademico presso alcuni dei migliori atenei e le migliori aziende degli Stati Uniti. I titoli di studio (certificati, diplomi, master, Mba) potranno essere spesi su piano internazionale per poter migliorare il proprio approccio con il mondo del lavoro.

L’obiettivo del programma è infatti quello di offrire un progetto di trasferimento di conoscenze tecnologiche, conferendo anche ai giovani italiani la possibilità di poter frequentare corsi di formazione imprenditoriale presso le più importanti università statunitensi. Il periodo di formazione prevede altresì un piano di tirocinio presso un’azienda, sempre sul mercato statunitense, finalizzato a permettere al giovane di acquisire quelle capacità che saranno poi necessarie per lanciare e gestire una propria start up.

Riforma delle pensioni, chi potrà andare in pensione nel 2012

 Con il Decreto Legge n. 201 del 2011, la cosiddetta Manovra Monti, è venuto a crearsi in Italia un nuovo sistema pensionistico.

Varie le novità delle riforma delle pensioni di cui man mano vi parleremo….se vorrete seguirci in questo percorso tra le nuove norme sulle pensioni. Tra le novità che riguardano il 2012, parliamo innanzitutto di quelle che riguardano il 2013 in materia di adeguamento delle pensioni alla nuova dimensione della vita e l’aumento dei requisiti di età anagrafica e di anzianità contributiva per poter accedere alla pensione.

Chi potrà andare in pensione nel 2012
Chi ha maturato i requisiti entro il 31 dicembre 2011, in quanto rientra tra coloro ai quali si applica il sistema pensioni fino al 2011. Poiché la riforma delle pensioni viene applicata a partire dal 1° gennaio 2012, chi ha maturato i requisiti di accesso alla pensione secondo la pensione di vecchiaia vigente fino al 31 dicembre 2011 oppure secondo la pensione di anzianità con il sistema delle quote, avrà diritto ad andare in pensione ed a percepire l’assegno di pensione alla fine dell’attesa per la finestra mobile.

Indennità una tantum, lavoratori esclusi

 Il diritto all’indennità una tantum per perdita di lavoro e disoccupazione è riservato solo ai collaboratori a progetto.

Sono esclusi dal diritto all’indennità una tantum a sostegno del reddito i lavoratori a progetto delle Pubbliche Amministrazioni, tutti coloro che abbiano stipulato rapporti di lavoro diversi dal contratto di collaborazione a progetto: ad esempio, gli assegnisti di ricerca, i partecipanti a dottorati di ricerca con borsa di studio, i soggetti che svolgano una specie di rapporto di collaborazione coordinata e continuativa, redolato dall’articolo 61, comma 2, del D.Lgs. n.276/2003 e non del comma 1.

La norma limita l’erogazione dell’indennità una tantum, corrisposta in una unica soluzione, solo ai collaboratori a progetto che hanno perduto il lavoro per fine contratto, per fine realizzazione del progetto e che abbiano operato in regime di committenza, cioè con un solo committente o anche per diversi committenti, ma non in periodi che si sovrappongono, come abbiamo specificato in precedenza.

La norma è mirata a tutelare i lavoratori iscritti alla Gestione separata, in quanto questi soggetti, pur essendo parasubordinati, hanno un’occupazione più o meno per due anni e per fine lavoro perdono la loro qualifica di lavoratori a progetto. Pertanto, come i lavoratori subordinati che perdono il posto di lavoro, hanno diritto anch’essi diritto all’indennità una tantum di disoccupazione.

Cassa integrazione guadagni – maggio 2012

 Sono stati resi pubblici gli ultimi dati ufficiali consolidati sulla cassa integrazione di maggio. Stando a quanto affermato dalle parti in causa, le ore di cig complessivamente autorizzate, rispetto al precedente mese di aprile, sono cresciute dagli 86,2 milioni di aprile ai 105,5 milioni di maggio: un incremento pari al 22,5 per cento, una vera e propria impennata che risente di una richiesta superiore alle attese che erano state precedentemente formulate dagli analisti.

Stando a quanto affermato sul fronte delle ufficiali statistiche, l’incremento sarebbe comunque più contenuto rispetto al maggio dello scorso anno, con un incremento del 2,7 per cento, quando le ore autorizzate sono state 102,7 milioni di unità.

Durc ancora cartaceo per i privati

 Il Durc sarà ancora cartaceo. Nonostante da più parti ci si stia rapidamente muovendo verso una dematerializzazione dei certificati, per quanto attiene i rapporti tra privati rimane ancora richiedibile in formato cartaceo la nota dichiarazione (si pensi alla verifica da parte del committente o del responsabile dei lavori dell’idoneità tecnico professionale da parte delle imprese affidatarie).

In tutti i rapporti con le pubbliche amministrazioni, invece, l’obiettivo è la competa decertificazione cartacea del Durc, con ricorso alla posta elettronica certificata, che diverrà il canale obbligatorio di consegna della dichiarazione con decorrenza 1 luglio 2013. Ad affermarlo è la circolare n. 12 del 2012, emessa dal ministero del lavoro.

I requisiti di accredito contributivo per indennità una tantum

 Il lavoratore con contratto a progetto deve essere in possesso dei requisiti di accredito contributi rilevabili nel proprio estratto conto previdenziale.

Due precisamente i requisiti di accredito contributivo: un mese di contributi accreditato nell’anno di riferimento e tre mesi di contributi accreditati nell’anno precedente. Tuttavia bisogna chiarire quale dei due è l’anno di riferimento ai fini dell’accredito contributivo, dopo aver verificato l’anno di riferimento relativo al reddito.

Per quanto riguarda il controllo del requisito contributivo per il diritto all’indennità una tantum per la cessazione dei contratti a progetto, L’Inps ha così chiarito: “l’anno di riferimento va inteso quale “anno solare” durante il quale è cessato il rapporto di lavoro, senza considerare i 12 mesi precedenti alla data della cessazione del rapporto”.

Gestione separata Inps, requisiti di reddito per indennità una tantum

 Il lavoratore a progetto ha diritto all’indennità una tantum per disoccupazione se è in possesso di un reddito percepito nell’anno precedente l’anno di riferimento, ovvero l’anno in cui è finito il rapporto di lavoro. Il reddito deve essere compreso tra i 5.000 e i 20.000 euro.

Il lavoratore a progetto deve essere in possesso anche di un accredito contributivo di almeno una mensilità nell’anno di riferimento e di almeno tre mensilità nell’anno precedente. L’accredito contributivo si può desumere dal proprio estratto conto previdenziale dell’Inps.

Si precisa che il requisito di reddito è valido per gli anni 2010, 2011 e 2012, per quanto riguarda il reddito lordo dell’anno precedente non inferiore a 5.000 euro e non superiore a 20.000 euro, mentre per l’anno 2009 il reddito massimo non dovrà superare il minimale previsto annualmente per l’accredito contributivo.

L’Inps, con la circolare n. 6762 del 2012, ha precisato che il requisito di reddito richiesto dalla legge si accerta con riferimento ai redditi percepiti nell’anno precedente all’anno di riferimento, cioè all’anno in cui è cessato il rapporto di lavoro.