Stress lavoro-correlato e valutazione del rischio psicosociale

 Nel nostro Paese ci sono ben quattro milioni di lavoratori che vengono colpiti dai sintomi da stress lavoro-correlato; trattasi del 10% del totale dei lavoratori che in tutta Europa accusano tali sintomi, ma la platea è decisamente più ampia se si includono anche quei lavoratori che vedono nello stress lavoro-correlato non solo un fattore che incide sulla qualità delle prestazioni lavorative, ma anche sulla salute. Di conseguenza, la promozione della sicurezza, del benessere e della salute dei lavoratori deve diventare un fattore centrale nella gestione d’impresa e nel rapporto tra il datore di lavoro ed i suoi dipendenti/collaboratori, al punto che oramai proliferano i corsi sulla prevenzione dei sintomi da stress lavoro-correlato proposti gratuitamente o a pagamento per combattere e prevenire tali sintomi in azienda. Alla fine del mese scorso, a Roma, c’è stata la nona Conferenza dell’European Academy of Occupation Health Psycology, dalla quale è emersa, in accordo con quanto messo in risalto dall’Ispesl, l’Istituto Superiore per la Prevenzione e la Sicurezza del Lavoro, la necessità di adottare nel Vecchio Continente, al fine di combattere e prevenire i fenomeni di stress lavoro-correlato, una metodologia comune.

Regione Toscana: voucher per stage di lavoro all’estero

 Al fine di favorire le esperienze di lavoro all’estero,  e nell’ambito di un Bando per la mobilità, saranno ben 162 i cittadini della Regione Toscana che per i prossimi mesi potranno fare affidamento sui voucher per andare in tutto il mondo: da Tokyo agli Stati Uniti e passando per l’Angola, la Francia, il Vietnam ed il Guatemala. A darne notizia è l’Amministrazione regionale nel sottolineare come siano stati finanziati ben 162 su un totale di 174 progetti presentati con il Bando che è scaduto alla fine dello scorso mese di febbraio; solamente una dozzina di domande, infatti, non è stata giudicata ammissibili per poter entrare nella graduatoria ufficiale degli ammessi che, in accordo con quanto ha reso noto la Regione, sarà pubblicata a giorni assieme al relativo Decreto sul sito Internet www.regione.toscana.it. Trattasi di una opportunità per crescere a livello professionale visto che, tra l’altro, il Bando è stato messo a punto dalla Regione Toscana senza imporre vincoli su età e professione, ragion per cui è stato aperto a favore di tutti i cittadini della Regione interessati a fare una esperienza di stage di lavoro all’estero.

Lavoro nell’Unione Europea: 40 milioni di persone sotto stress

 Nell’Unione Europea il 50-60% delle giornate di lavoro perse sono strettamente correlate a fattori di stress; a rilevarlo è l’Ispesl, Istituto Superiore Prevenzione e Sicurezza sul Lavoro, nel sottolineare come nell’Ue quasi un lavoratore su quattro, ovverosia ben 40 milioni di persone, sia colpito dallo stress correlato all’attività prestata. Al riguardo l’Istituto sottolinea come i cambiamenti strutturali del mercato del lavoro abbiano contribuito in questi anni a mettere sempre di più i lavoratori sotto pressione con la conseguente causa non solo legata alla perdita di posti di lavoro, ma anche all’assunzione di elevati costi sanitari. In merito, non a caso, si stima che il costo annuo per effetto dello stress correlato al lavoro si aggiri nell’Unione Europea sui 20 miliardi di euro, ed è frutto dei nuovi rischi lavorativi direttamente spiegabili con le nuove forme contrattuali, sempre più flessibili, ma anche con l’avvento delle nuove tecnologie e modelli di organizzazione aziendale sempre più “spinti” che spesso mandano letteralmente il lavoratore in apnea.

Lavoratori creativi: a Milano tiene l’occupazione ma aumenta lo stress

 Milano nel nostro Paese è la patria dell’economia creativa, ma negli ultimi due anni, quelli della crisi, anche in questo settore qualcosa è cambiato, a partire dagli stili di vita condotti dai professionisti del comparto. A rilevarlo è la Camera di Commercio di Milano in base ad un sondaggio condotto su un campione di circa 1700 soggetti che rappresentano la categoria dei professionisti della comunicazione e dei servizi culturali nel capoluogo lombardo. Nel dettaglio, uno dei dati più importanti emersi è quello relativo all’occupazione, che regge nonostante la difficile congiuntura; ma a fronte del mantenimento del posto di lavoro, per sei soggetti interpellati su dieci aumenta lo stress e per ben tre su quattro si è dovuto fare i conti con un calo di fatturato.

Il cool hunter: chi è e cosa fa

 Chi progetta collezioni di moda ha sempre bisogno di nuove idee per mettere a punto dei prodotti innovativi. E’ in questo contesto che si inserisce il cool hunter, ovvero il cacciatore di nuove tendenze. Si tratta di una nuova professione di cui  molti grandi marchi si servono per dare nuovi stimoli alle loro aziende.

I cool hunter viaggiano per il mondo individuando i luoghi dove si creano le nuove tendenze. Il luogo di lavoro di un cool hunter è la strada, mentre la macchina fotografica e il block notes sono i suoi principali strumenti.Curiosità e istinto sono i tratti caratterizzanti di un cool hunter.  Poichè si tratta di una professione emergente, il cool hunter ha un profilo ancora poco definito. Un bravo cool hunter ha già avuto un’esperienza in aziende di moda, spesso negli uffici stile o come stilista, e deve conoscere bene una o più lingue straniere.

Lavoro: dopo la crisi, ecco le professioni del futuro

 Nulla sarà più come prima. Quando è scoppiata la crisi finanziaria, partita negli Usa con il collasso del mutui subprime, era questa la frase pronunciata da chi aveva già compreso come, dopo la “mazzata” del ’29, un’altra valanga stesse per arrivare e per modificare radicalmente l’economia, lo stile di vita e la visione del futuro. Non sfugge a questa “rivoluzione” neanche il mercato del lavoro, soprattutto per chi lo ha perso negli ultimi due anni e pensa magari di rientrare nello stesso settore perché è l’unica cosa che si è in grado di fare. D’altronde, chi ha fatto per dieci, quindici anni, il manager o il “team leader“, difficilmente è disposto e propenso a trovare un’occupazione in altri ambiti. Ma in futuro dovremo prepararci, ancor di più rispetto al passato, a migliorare la nostra specializzazione, ma anche a mantenere un adeguato grado di formazione, a sperimentare nuove professioni, ed a cambiare lavoro anche più volte nello stesso anno.

Chirurgia plastica ed estetica: lavoro e business non conoscono crisi

 Nel nostro Paese sono all’incirca un migliaio le persone iscritte alla Società italiana di chirurgia plastica ricostruttiva ed estetica, la Sicpre, e che quindi potrebbero sulla carta esercitare la professione. Pur tuttavia, le persone che lavorano nel business del “ritocco” in Italia sono tra i tre ed i quattromila, da cui ne consegue che ci sono dai mille ai duemila professionisti del “ritocco” rigorosamente “improvvisati“, ovverosia privi di specializzazione. Quella del chirurgo estetico, tra l’altro, è una professione che, con o senza titolo, negli ultimi anni non ha conosciuto crisi, e che è caratterizzata da una persistente ed elevata domanda da parte dei cittadini visto che l’apparire conta sempre più rispetto ai contenuti ed alla sostanza. In ogni caso, nel nostro Paese, la normativa in materia di esercizio della professione di chirurgo plastico ed estetico è molto lasca, nel senso che, senza alcuna specializzazione al riguardo, basta avere una laurea in medicina, essere abilitati ed avere la regolare iscrizione all’Ordine dei medici.

Lavoro e malattia: i medici e la sindrome da burnout

 Il 12% dei medici fa uso di farmaci, alcol e droghe come vera e propria deviazione, una valvola di sfogo contro lo stress legato ad una professione dove molto spesso la fatica e lo stress la fanno da padrone. Questo è il dato, in particolare, che emerge da studi che sono stati effettuati in numerosi Paesi esteri e che, se “applicati” al nostro Paese, indicherebbero la presenza di oltre 40 mila medici che ci devono curare ma che loro stessi, forse ancor di più, ne avrebbero di bisogno. Ma come mai una figura come quella del medico, determinante e fondamentale per il nostro bisogno di salute, ricorre all’alcol ed alle droghe? Ebbene, se vi è capitato di imbattervi in un medico poco disposto al dialogo, cinico ed introverso, allora è probabile che vi trovate datanti una figura professionale vinta dalla fatica a seguito di turni stressanti, ma anche dalle esperienze passate magari per aver commesso degli errori, a volte fatali.

Lavoro abusivo: boom dei falsi dentisti a buon mercato

 Nel nostro Paese la dilagante evasione fiscale è spesso non solo frutto delle scelte e delle azioni truffaldine di imprese furbe che, pur essendo in regola agli occhi del fisco, fanno carte false per dribblarlo, ad esempio, con false fatturazioni o con la compensazione di crediti fiscali inesistenti. Il mancato gettito da evasione per lo Stato arriva in buona parte anche dall’abusivismo, ovverosia dall’esercizio da parte di tanti soggetti di “false” professioni senza alcuna qualifica, e senza nessuna messa in regola a livello fiscale. Il fenomeno è ancor più grave se l’esercizio abusivo della professione può comportare rischi per la salute dei cittadini; non mancano, infatti, nel nostro Paese, veri e propri “maghi” e “guaritori” che, senza alcuna qualifica, ed in luoghi dove spesso l’igiene lascia a desiderare, esercitano illegalmente la professione anche truffando il cittadino cui invece magari viene detto di possedere titoli, riconoscimenti ed onorificenze.

Lavoro irregolare: professioni sanitarie, boom di “maghi” e “guaritori”

 In Italia c’è un grosso vuoto normativo in materia di professioni sanitarie, in quanto molte di queste non presentano una organizzazione in collegi o ordini in modo tale che l’utente possa essere tutelato sulla fruizione di servizi che riguardano la cosa più importante: la nostra salute! Con la crisi, tra l’altro, l’abusivismo in questo settore appare dilagante, e per il cittadino diventa sempre più difficile capire chi pratica massaggi e sedute di fisioterapia in quanto ne ha le competenze, e chi invece si nasconde dietro falsi titoli, falsi riconoscimenti praticando di conseguenza la professione in maniera illegale con tutto quel che ne consegue. Questi rischi non si rilevano chiaramente nelle corsie di ospedale o nelle strutture private, che operano alla luce del sole, ma con le visite a domicilio di finti professionisti che sfruttano le fasi di post-ricovero per praticare in maniera illegale la professione.

Lavoro immigrato: cresce l’imprenditoria con nazionalità straniera

 Nel nostro Paese la disoccupazione a causa della pessima congiuntura è cresciuta e sembra destinata a crescere ancora per alcuni mesi, ma senza l’apporto dei lavoratori stranieri, comunitari ed extracomunitari, i dati sarebbero probabilmente ben peggiori. Lo scorso anno, infatti, le imprese individuali con titolare avente nazionalità straniera sono cresciute del 6,79%, attestandosi a quota 309 mila, e sono così suddivise: il 23% di titolari d’impresa individuale comunitari, ed il 77% di titolari/cittadini extracomunitari. I dati emergono da un Rapporto di Unioncamere che, tra l’altro, ha messo in evidenza come nel primo semestre di quest’anno l’imprenditoria straniera, ed in particolare quella con titolare extracomunitario, abbia fatto registrare un saldo positivo pari a quasi 6.500 imprese.

Come diventare private banker

 Il private banking rappresenta uno dei settori di maggiore interesse di molti operatori finanziari. Il termine private banking viene usato per indicare i prodotti di cui, gli individui appartenenti o meno al settore bancario, predispongono per  soddisfare le esigenze di quella fascia di clientela che possiede elevati patrimoni finanziari.

In Italia la professione del private banker è nata soltanto dieci anni fa. I private banker sono quindi dei professionisti che devono essere in grado di suggerire al cliente la soluzione migliore per tutelare il loro patrimonio e non rappresentano assolutamente dei venditori di prodotti finanziari.

Occupazione e famiglia: lavorare come “mamma in prestito”

 Nei momenti di difficoltà l’unione fa la forza, ed ora come non mai, ai tempi della crisi, c’è bisogno non solo all’interno della famiglia, ma anche tra le persone che ci circondano, grande coesione, spirito di solidarietà, disponibilità e spesso anche grande “inventiva“. Rispetto al passato, di fronte alle difficoltà, non è più solo il padre a portare i soldi a casa, mentre la madre di occupa della famiglia. Oramai è necessario sempre di più che in famiglia entrino due stipendi, e quindi per la madre/moglie è sempre più difficile conciliare il lavoro con la cura della famiglia. Ma per ogni cosa c’è quasi sempre una soluzione, e non a caso nel nostro Paese si sta diffondendo una nuova “professione“, quella della “mamma in prestito”, ovverosia una madre che, avendo già dei figli, si occupa anche di quelli di un’altra madre che lavora.

Come diventare comparsa

Le comparse (spesso denominate generici o figuranti) sono delle figure professionali necessarie nel mondo del cinema. Moltissimi ed importanti attori (come Alberto Sordi) hanno iniziato a lavorare come comparse. Oggi questa professione  è sconsigliata a chi vorrebbe intraprendere la carriera di attore, dal momento che sarebbe penalizzante.

Fare la comparsa spesso viene visto come un ruolo marginale all’interno del film ma è molto importante per la buona riuscita di questo. Ecco perchè chi ha desiderio di fare la comparsa viene sottoposto ad un vero e proprio casting.

Di solito, per lavorare come comparsa nei film o fiction non sono richieste specifiche competenze. La remunerazione economica va dai 50 ai 90 euro al giorno. Chi desiderava in precedenza lavorare come comparsa cinematografica o televisiva, doveva necessariamente iscriversi al collocamento dello spettacolo in qualità di generico. Adesso tale normativa è stata abrogata in seguito alla pubblicazione della all’interno del Circolare n.25 del 7 ottobre 2008 contenuta nel sito del Ministero del lavoro, della salute e delle politiche sociali (LPS).